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Una grappa di vinacce di nerello mascalese dell’Etna è medaglia d’Argento  all’Alambicco d’Oro

E’ Rosa Fresca Aulentissima Barricata, la grappa invecchiata di Al-Cantàra che si conferma tra le eccellenze premiate nel prestigioso Concorso.

C’è qualcosa di quasi alchemico nel gesto di distillare. Prendere ciò che rimane — le bucce, i raspi, la memoria della vendemmia — e trasformarla in qualcosa di puro, persino nobile. È esattamente quello che accade sul versante nord dell’Etna, dove Al-Cantàra, la cantina di Pucci Giuffrida, ricava da vinacce fresche di Nerello Mascalese una grappa che ha appena conquistato una Medaglia d’Argento alla 43ª edizione dell’Alambicco d’Oro ANAG 2026, nella categoria Grappe Invecchiate.

Il nome è tutto un programma: Rosa Fresca Aulentissima Barricata, e chi conosce la letteratura medievale siciliana riconoscerà subito il riferimento a Cielo d’Alcamo, poeta-giullare del XIII secolo, autore di un contrasto amoroso tra i più vivaci e irriverenti della tradizione italiana. Una composizione ingannevolmente cavalleresca, fitta di allusioni erotiche appena velate, dove la cortesia formale nasconde tutt’altro. Dare quel titolo a una grappa non è un vezzo culturale: è una dichiarazione di poetica. Pucci Giuffrida dato il suo trasporto naturale per arte e letteratura trasforma ogni etichetta di Al-Cantàra in un’opera letteraria, ogni bottiglia in un frammento del patrimonio storico e artistico dell’isola. Arte mai fine a sè stessa, basti pensare che Al-Cantàra è stata Cantina dell’Anno a Vinitaly 2023.

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La grappa nasce dall’incontro tra due realtà geograficamente distanti ma spiritualmente affini. Le vinacce di Nerello Mascalese vengono selezionate direttamente in cantina e trasferite entro ventiquattr’ore alla Distilleria Giovi di Valdina, nel Messinese, dove Giovanni La Fauci le lavora immediatamente. Non è un dettaglio secondario: quella finestra temporale strettissima è la chiave di tutto. Quanto più le vinacce restano integre dopo la pigiatura, tanto più conservano il profilo aromatico del vitigno. Ritardare significa perdere sfumature. Significa tradire la materia prima.

Le confezioni di Rosa Fresca Aulentissima

La distilleria di La Fauci è poi, in sé, una singolarità nel panorama italiano. Tra le pochissime ancora dotate di caldaia a fuoco diretto, alimentata a legna di faggio, ulivo e quercia — e interamente autocostruita. È un approccio artigianale nel senso più autentico del termine: non come aggettivo di marketing, ma come scelta tecnica precisa, che imprime alla distillazione un calore vivo, irregolare, umano.

Dieci mesi in barrique, e poi il tempo

Rosa Fresca Aulentissima Barricata affina almeno dieci mesi in barrique di rovere di terzo passaggio — legno capace di accompagnare senza sovrastare — per poi proseguire il riposo in bottiglia. Il risultato nel bicchiere è limpido, ambrato, con riflessi dorati che rimandano alla luce di fine ottobre sull’Etna, quando le uve sono già state raccolte e il vulcano fuma piano nell’aria fresca.

Al naso si apre con delicatezza: note vinose e floreali tipiche del Nerello, poi vaniglia, poi un cenno di cioccolato. Niente di invadente. È una grappa che non si impone, che preferisce sedurre. Al palato la complessità si fa più articolata: la morbidezza del legno avvolge, ma lascia spazio a una mineralità sottile e persistente — quella firma vulcanica che il suolo dell’Etna imprime su tutto ciò che cresce e fermenta in quelle terre. Il finale è speziato, a dissolvenza lenta, come una nota musicale tenuta troppo a lungo per essere dimenticata subito.

Una storia di costanza

Questa non è la prima volta che la cantina etnea sale sul podio dell’Alambicco d’Oro. La versione giovane della grappa — bianca, affinata in acciaio, distillata con la stessa filosofia — si è aggiudicata la Medaglia Oro nel 2025, ed ha collezionato quella d’Argento nel 2021 e nel 2023, La Barricata aveva già conquistato l’argento nel 2022, e ora lo riconquista nel 2026. Un palmarès costruito con la coerenza di chi non insegue le mode, ma lavora anno dopo anno sullo stesso territorio, con la stessa materia prima, affinando una visione.

La distillazione siciliana non è un fenomeno recente, ma la sua presenza crescente nei concorsi nazionali racconta qualcosa di importante: l’isola sta imparando a valorizzare anche ciò che va oltre il vino, a trasformare ogni residuo di vendemmia in un racconto ulteriore del suo territorio.

E Rosa Fresca Aulentissima Barricata, con il suo nome antico e il suo profilo elegante, è forse l’esempio più convincente di quella trasformazione.

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