Nasce una confraternita: sarà pace tra Catania e Palermo
Può un microcosmo complesso come la Sicilia, che spesso appare a due sole dimensioni (quella palermitana e quella catanese che con la loro forza di gravità attirano tutti gli altri mondi) che, a dire il vero, non poche volte confliggono tra di loro, scoprirne una terza, con l’unico obiettivo di creare un’orbita che eviti ogni tipo di collisione?
Sì, può accadere, anzi, è già accaduto. Grazie, paradossalmente, proprio ad uno dei termini più divisivi che esistono in questo universo a due dimensioni: l’arancino/arancina…
La lunga disfida che affonda le radici nel Cinquecento, quando l’uso del riso si diffuse dalle mense dei nobili (come elemento base di piatti sontuosi) fino ai vicoli delle strade, potrebbe dirsi conclusa.
Il “big bang” dell’universo arancinu sta per giungere. Su iniziativa di un gruppo di studiosi della cucina che ha trovato il “bosone di Higgs” (la particella elementare da cui secondo i fisici si è generato l’universo) nella “Confraternita dell’arancinu” che sottolinea come una mediazione lessicale sia a portata di mano grazie alla desinenza “u” così tanto utilizzata dalla lingua siciliana nell’uso comune specialmente nell’area del cibo e dei sapori: < Cchi mangiasti? Fummaggiu (pecurinu, piacentinu), pani cunzatu, masculinu (alici), un cannolu, u’ sfummatu…>.
Chi ha escogitato questa soluzione equa, equidistante e soprattutto riappacificante? Due docenti di istituti alberghieri (il prof. Calogero Matina, agrigentino, e il prof. Vincenzo Mannino, catanese, presidente dei cuochi e pasticceri etnei) e con la supervisione di Domenico Privitera, già rappresentante regionale e nazionale della categoria, che per primo ha visto e seguito la…stella cometa che potrebbe azzerare l’antica disputa per la quale la soluzione è la Confraternita (ce ne sono circa 140 in tutta Italia, da quella del gorgonzola, a quella della piadina, del peperone crusco del Pollino, del bergamotto, della pearà veronese, del limone che tutelano e fanno conoscere specialità tipiche di eccellenza) che sarà la “casa comune”.

Si parla tanto di ponte sullo Stretto per collegare Sicilia e Calabria ma adesso è scoccata l’ora per il ponte tra Catania e Palermo, un ponte chiamato “arancinu”.
La Confraternita nascerà a breve con il suo testo sacro già pronto e codificato: “Il sole da mangiare. Storia, lingua e identità dell’arancinu siciliano. Da principe delle tavole dei nobili a re dello street food” scritto da Calogero Matina grazie ad una passione e ad un impegno ammirevoli che si sono protratti per anni e che hanno dato vita ad una ricerca storica storica di grande valore che porta sulle tracce di un alimento proveniente da molto lontano ( India, Cina) e che tuttavia in Sicilia trovò il luogo giusto per diffondersi ma soprattutto per entrare a pieno titolo nella storia e nella cultura di un’Isola magica, assolata e spesso riarsa dove però non mancava l’acqua per coltivare questo cereale. Il fascino della splendida sintesi che l’evoluzione dell’uso del riso in Sicilia non può avere una conclusione dicotomica: Sicilia occidentale (Palermo), vs. Sicilia orientale (Catania) o disgregante. La diversità è, come dimostra la storia di tutti i popoli, arricchimento. Le Confraternite, nei secoli, sono state sempre strumenti di aggregazione religiosa, storica e culturale. E sarà così anche in questo caso.
E’ il suo obiettivo e la sua “mission”. Ricordare ai siciliani che siamo un unico popolo che ha attraversato millenni di storia e che, al di là delle battute, degli sfottò e delle facezie più o meno gradevoli, non dobbiamo certo dividerci né sui temi calcistici, né su quelli enogastronomici ma va ricercato ciò che aggrega e permette, grazie al nostro ingegno maturato nei secoli: un’evoluzione e non un mero passaggio.
E’ vero: catanesi e palermitani (le due Sicilie) si sono per anni divisi e affrontati a volte con poca eleganza per una sfera di cuoio…oggi è il momento giusto, grazie alla confraternita dell’arancinu, per far pace (parola che assume un grande significato in un momento caratterizzato da così tanti conflitti) grazie ad un’altra…sfera. Molto più saporita. Il cibo è condivisione, come nient’altro, unisce e mai divide.
Quattro protagonisti del meraviglioso mondo della gastronomia, profeti di pace, hanno tracciato un percorso (la Confraternita) che in tutta Italia è già nelle sue 140 declinazioni, sinonimo di aggregazione e condivisione di valori come tradizioni, cultura. Storia ed eccellenza.
L’arancino/a entra ed esce varie volte nella storia della Sicilia e nella letteratura, anche attraverso Federico De Roberto o le citazione dell’Accademia della Crusca e dello storico Giuseppe Biundi.
L’arancinu, ancora prima della ormai prossima presentazione ufficiale della Confraternita, ha già fatto un piccolo/grande miracolo; grazie ai suoi promotori e al dirigente scolastico dell’IC “Casella” di Pedara, Fabio Fidotta, in occasione di un evento a scopo benefico, circa 1200 arancini/e sono stati tramutati in aule e banchi per una nuova scuola in Guinea Bissau, prova tangibile che il potenziale umano dell’arancinu è davvero immenso.

Non rientrano nel modus vivendi della Confraternita ( già associata alla Fice) gli aspetti più pittoreschi e folcloristici ma, piuttosto, tutto quello che fa da sfondo alla valorizzazione del prodotto e della sua storia, come già avvenuto in febbraio negli istituti alberghieri (sotto l’egida dell’Ente nazionale risi, promosso dal ministero dell’Agricoltura) di Catania, Nicolosi e Messina che hanno visto docenti e studenti confrontarsi e crescere insieme come si conviene ad argomenti che sono oggetto di studio e che meritano tutto il rispetto possibile, prima di vivere coloratissime e gustosissime degustazioni. Buon viaggio, Confraternita dell’Arancinu!


























