Ci sono cene che diventano racconti, esperienze che non si limitano al piacere del gusto ma si dilatano in poesia sensoriale. Al Ristorante Coria di Catania, nel cuore della città barocca, la cucina stellata si fa linguaggio e gesto, armonia tra ciò che nasce dal mare e dalla terra e quel che diventa arte. Gli chef Francesco Patti e Domenico Colonnetta guidano un percorso che va oltre il tempo e la forma, dove l’ingrediente stagionale è il primo atto di una storia di autenticità e bellezza.
La scena si accende tra gli affreschi contemporanei delle tele materiche di Nunzio Fisichella, tracce di sabbia vulcanica e colore, che trasformano la tavola in esperienza d’arte totale. La sala respira la stessa energia che c’è in cucina: una tensione sottile tra equilibrio e istinto, tra il gesto creativo degli chef e quello dell’artista.

Patti&Colonnetta quasi un’unica parola — che anticipa il senso di tutto. Il numero due nascosto nel loro logo non è ornamento: è un manifesto. Vent’anni di amicizia, due città (Caltagirone prima e dal 2024 Catania), e una cucina che da sempre si muove su un doppio binario: custodire e rinnovare.
A tenere tutto insieme, il nome del ristorante, omaggio a Giuseppe Coria — il Colonnello — autore di “Profumi di Sicilia” e Maestro per generazioni di chef siciliani, come un filo invisibile che attraversa ogni piatto. Un’eredità che Patti e Colonnetta non portano come un peso, ma come una bussola.

Sorprendente l’Aperitivo di finger food, a cominciare dalla meringa salata con topinambur e maggiorana, una versione di cipollina alla catanese, il cestino di insalata di tonno in salsa tartara e tuorlo d’uovo marinato, la chips di tapioca e cavolo rosso con baccalà mantecato al gin, ed infine il macaron al cioccolato con pecorino e marmellata di cipolla. Ad esaltarli il fine perlage dello Champagne Steinbruck, maison storica legata alla tradizione della Vallée de la Marne, in un abbinamento che parla la lingua della leggerezza e della festa.

L’Amuse bouche, è un’alternanza di piccole gemme gustose.Crema di stracciatella di bufala, panzanella, sorbetto al pomodoro , gelèedi cipolla rossa,ricotta salata e cappero, sfincione palermitano, pan brioche alle erbe aromatiche, burri mantecati con acciuga e limone, che si accompagnano all’originale cocktail ispirato al Bloody Mary, protagonisti acqua di mare, vodka e acqua di pomodoro, ghiaccio alla fragola, lamponi e rapa rossa.

Sorsi da mordere, in un gioco di alternanza tra sapidità e freschezza, acidità, dolcezza e spezie che risveglia i sensi. Il racconto prosegue con il Crudo di mare in cinque varianti, mosaico di sfumature iodate che parla di Mediterraneo in purezza, tra dolcezze sottili e salinità luminose.

Poi arriva la Minnuzza di Sant’Agata, seppia ripiena, croccante di lenticchia e limone candito avvolti dall’abbraccio della spuma di patate, a fare omaggio alla memoria di una Catania devota e golosa che qui si trasforma in suggestione di alta cucina, delicata e sorprendente, tra rimandi alla tradizione dolciaria e tocchi contemporanei.

Il fuoco entra in scena nell’Astice alla brace, carciofo e topinambur su bernese speziata agli agrumi, vero inno alla materia e alla pienezza del sapore, dove la leggera affumicatura esalta la dolcezza del crostaceo senza sovrastarla. Subito dopo, il Bottone ripieno alla mandorla è un piccolo scrigno di Sicilia: funghi, gambero rosso e consommè di cappone, tripudio garbato di pasta sottile, cuore morbido e note tostate e avvolgenti.

La Linguina con telline profuma di spiaggia al tramonto, tra sapidità marina e cremosità misurata donate da cicala di mare, pistacchio di Bronte, note di limone ed alloro, che danzano in un equilibrio che conquista.Nel calice, il Carricante Nuna 2016 porta in tavola la voce bianca dell’Etna: freschezza tesa, anima minerale, agrumi maturi e una scia salina che accompagna i piatti con eleganza quasi musicale.

Il ritmo rallenta con la Faraona alla brace, piatto di terra che racconta un’altra Sicilia: chef Francesco Patti ci regala un’atmosfera più intima, più boschiva, fatta di sentori pieni e rassicuranti, come una domenica d’inverno. Succosa e precisa nella cottura, completata in pentola ollare, la faraona sposa sedano rapa fondente, palline di foie gras e cioccolato modicano, col suo fondo impreziosito da fichi e mandorle, che aggiunge profondità senza appesantire.
Il finale è un crescendo morbido e luminoso: Yogurt di bufala, lamponi e litchi firmano un dessert fresco e fragile, tra acidità e note esotiche, perfetto per pulire il palato e prepararlo all’ultima dolcezza. La Brioche all’arancia – soffice, profumata ed agrumata, di mandarino, yuzu ibisco e zucchero atzeco, è un omaggio visionario alla colazione siciliana.

Segue la golosa Selezione di piccola pasticceria, in abbinamento con Ben Ryé 2018, il celebre Passito di Pantelleria di Donnafugata, che avvolge il finale con note di albicocca secca, scorza d’arancia candita e macchia mediterranea, in un sorso intenso ma perfettamente bilanciato dalla freschezza.
Da Coria, tutto parla d’armonia: cucina e arte ci restituiscono la geografia di un racconto dove si rincorrono più voci dello stesso canto. È una Sicilia contemporanea, fatta di luce, di lava e di mare, di memoria e di visione, dove il tocco di Domenico Colonnetta e Francesco Patti si fa gesto rivelatore di una grammatica segreta.


























