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Monterbe, la distilleria artigianale che fa del miele la storia, l’identità e il futuro della Sicilia

Dalle api di Pantalica all’Acquavite di Miele Iblea premiata nel mondo, Paolo Rametta trasforma storia, archeologia e biodiversità mediterranea in uno dei progetti più identitari della distillazione artigianale siciliana

La Sicilia si racconta attraverso i suoi paesaggi, i profumi e le tradizioni più antiche: la pietra bianca degli Iblei, il vento caldo che attraversa le cave, i carrubi secolari, il timo selvatico, le api e una memoria che resiste nel tempo. È in questo contesto che nasce Monterbe, a Palazzolo Acreide (SR) fondata nel 2018 da Paolo Rametta e da sua moglie Patrizia, la prima distilleria artigianale siciliana e una delle realtà più rappresentative della nuova distillazione artigianale siciliana.

Monterbe è un progetto culturale, una ricerca archeologica del gusto, una forma liquida di racconto mediterraneo. È il luogo in cui il miele diventa spirito, memoria e identità. Tutto nasce da un’intuizione precisa: riportare in vita un’antichissima tradizione siciliana legata alla distillazione del miele, trasformandola in un prodotto contemporaneo capace di rispettare i più alti standard qualitativi internazionali senza perdere il legame con il territorio da cui proviene.

Paolo Rametta parte da qui, da una domanda che per anni nessuno aveva davvero avuto il coraggio di approfondire fino in fondo: perché un territorio che da millenni vive di miele, api e biodiversità non aveva mai codificato ufficialmente un proprio distillato di miele riconosciuto? Negli Iblei il miele non è mai stato soltanto alimento. È sempre stato cultura, economia, rito, paesaggio. In questo angolo della Sicilia sud-orientale convivono circa 1500 specie botaniche differenti, il 50% della flora siciliana e quasi il 20% di quella italiana. Una concentrazione naturale che rende questo territorio uno dei patrimoni botanici più straordinari del Mediterraneo.

Rametta racconta che comprendere Monterbe significa prima di tutto comprendere gli Iblei. E negli Iblei le api sono sempre state protagoniste assolute. Non è un caso che la facies di Pantalica, la civiltà sicula della tarda età del bronzo sviluppatasi tra il XII e l’VIII secolo avanti Cristo, venga ancora oggi associata archeologicamente al cosiddetto “Popolo delle Api”.

l’Apis Mellifera Siciliana era diffuso in maniera capillare già migliaia di anni fa e il miele rappresentava una ricchezza centrale nella vita delle comunità locali. Questa connessione tra uomo, api e paesaggio attraversa i secoli fino ad arrivare al periodo greco-corinzio. Proprio negli Iblei, alle porte di Gela, è stato ritrovato un reperto greco-corinzio del V secolo avanti Cristo studiato dall’archeologa Marina Albertocchi, contenente riferimenti ai culti di Demetra e alle celebrazioni delle Thesmophorie. Un legame che riporta direttamente alla fondazione di Akrai, l’odierna Palazzolo Acreide, fondata nel 664 a.C., luogo dove oggi ha sede Monterbe.

Da questa stratificazione storica e simbolica nascono le etichette della distilleria. Ogni bottiglia diventa la prosecuzione visiva di quel racconto antico: richiami archeologici, iconografie mediterranee, riferimenti ai culti greci, alle api, alla fertilità e alla memoria del territorio si trasformano in immagini capaci di dare forma all’identità più profonda degli Iblei.

Il patron dell’azienda insiste molto su questo aspetto durante le visite in distilleria. E infatti entrare da Monterbe significa vivere qualcosa che va molto oltre una classica degustazione. C’è uno spazio dedicato all’accoglienza dove gli ospiti vengono accompagnati dentro un viaggio fatto di storia greca, archeologia, biodiversità, apicoltura e distillazione artigianale. Paolo parla per ore con l’entusiasmo di chi custodisce un patrimonio e sente il dovere di trasmetterlo. Racconta gli Iblei, il miele di Ibla, le dominazioni mediterranee, il culto di Afrodite, la civiltà di Pantalica, gli apicoltori siciliani, il rapporto ancestrale tra il territorio e le api.

Al centro di questa visione c’è il concetto di manifattura. Il termine “craft”, oggi spesso utilizzato in modo superficiale dal marketing, viene qui riportato alla sua dimensione originaria: quella di un lavoro diretto, concreto e totale. L’artigiano è chi vive il prodotto, lo segue in ogni fase, lo realizza in prima persona e ne custodisce la memoria e il significato.

Su queste basi prende forma il progetto che guiderà il futuro della distilleria: la creazione di un paniere dedicato agli apicoltori, sviluppato in collaborazione con l’Associazione Regionale Apicoltori Siciliani, e la valorizzazione del miele non solo come alimento, ma come vera e propria risorsa produttiva destinata anche a processi di fermentazione e distillazione. L’obiettivo è ampliare il ruolo dell’apicoltura, trasformandola in un sistema capace di generare nuove economie radicate nel territorio. In questa prospettiva, lo sguardo di Monterbe si estende già oltre il presente, verso sviluppi ulteriori della filiera.

Da questo percorso culturale e produttivo prende forma il distillato simbolo della distilleria: Aphrodision 664, un riferimento diretto all’Aphrodision, il tempio dedicato ad Afrodite nell’antica Akrai, a sottolineare il legame profondo tra il prodotto, la storia e l’identità del territorio.

Il miele scelto per la produzione è quello di Satra, Thymus capitatus ibleo, una delle espressioni più identitarie della macchia mediterranea siciliana. Da qui si sviluppa un lavoro di ricerca che recupera antiche pratiche contadine, tramandate oralmente dagli apicoltori locali. Secondo queste testimonianze, durante la dominazione spagnola in Sicilia gli apicoltori sarebbero venuti a contatto con gli alambicchi utilizzati nei Caraibi per la produzione del rum. Da questo incontro avrebbe avuto origine una tradizione ibrida, quasi leggendaria, di un “rum siciliano” ottenuto dalla distillazione di idromele fermentato spontaneamente.

Il miele veniva diluito nelle vasche utilizzate per la disopercolatura dei favi, dove residui di cera e lieviti selvaggi avviavano naturalmente la fermentazione. Da questa memoria tradizionale, Monterbe sviluppa oggi un processo produttivo più controllato e scientifico, mantenendo però il legame con l’origine artigianale del metodo.

Il processo produttivo attuale parte da un miele poliflora con circa 79° Brix, diluito con acqua di fonte fino a 24° Brix. La massa viene poi vitaminizzata, trattata con solforosa e inoculata con lieviti selezionati da vino bianco, nutriti con autolisati ammoniacali e proteine del grano. La fermentazione avviene in due fasi, fino a ottenere un idromele completamente secco a 14% vol. Segue quindi la distillazione in alambicco discontinuo in rame a bagnomaria di vapore, una tecnica lenta e complessa, resa necessaria dalla naturale tendenza dell’idromele a produrre schiuma e dalla necessità di mantenere temperature basse e controllo costante. Il risultato è un distillato di puro miele, definito come acquavite di miele iblea, noto anche con le denominazioni tradizionali Spiritu i meli, Spiritu a cira e Spiritu re fascitrari.

Paolo Rametta sottolinea come molti produttori scelgano di filtrare il prodotto prima della distillazione per facilitarne la lavorazione. Monterbe, invece, evita volutamente questa pratica per preservare struttura e complessità aromatica. Il distillato viene poi rettificato fino a 60% vol. e successivamente edulcorato con il tradizionale “gileppo” mediterraneo, una preparazione antica ottenuta da mieli di timo, zagara, carruba, eucalipto e millefiori. Una tecnica diffusa in diverse aree del Mediterraneo, nota in Sardegna come abbamele e oggi riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale Italiano.

Dal punto di vista sensoriale, la componente alcolica rimane sempre in secondo piano, senza mai sovrastare il profilo aromatico, che si sviluppa invece con grande ampiezza e definizione. Emergono note nitide di timo, miele e macchia mediterranea, seguite da sfumature di carruba e zagara d’arancia, in un insieme che unisce profondità e freschezza. La sensazione al palato è morbida, avvolgente, con una complessità progressiva che si apre nel tempo e lascia una persistenza lunga e pulita. È proprio questa eleganza aromatica, equilibrata e riconoscibile, a portare il distillato all’attenzione di concorsi e giurie internazionali.

Nel 2020, Aphrodision 664 viene premiato come migliore acquavite di miele al mondo al concorso dell’EMMA – European Mead Makers Association, ottenendo la medaglia d’oro e 93/100 punti. È il primo riconoscimento internazionale di grande rilievo, che sancisce l’ingresso del distillato tra le eccellenze europee del settore.

A questo risultato segue, nel 2021, un’ulteriore affermazione fuori dai confini italiani: l’Associazione dei Distillatori Artigianali dell’Ucraina, unica organizzazione nazionale dedicata ai distillati craft, assegna ad Aphrodision 664 la medaglia d’oro al concorso Ukrainian Craft Spirits. Un premio che rafforza in modo decisivo la visibilità del distillato a livello internazionale e ne consolida il posizionamento nei circuiti specializzati.

Nello stesso anno arriva anche il riconoscimento istituzionale italiano con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del PAT – Prodotto Agroalimentare Tradizionale per il Distillato di Sicilia – Acquavite di Miele Iblea. Un passaggio che ne sancisce ufficialmente l’ingresso nel patrimonio agroalimentare tradizionale italiano.

Da quel momento Monterbe amplia il proprio orizzonte produttivo, sviluppando una gamma di distillati e liquori legati al territorio: dal distillato di vino siciliano di Santa Venerina ai gin alla carruba, dal limoncello biologico di Limone di Siracusa IGP al liquore al Cioccolato di Modica IGP, fino ai vini liquorosi fortificati con acquavite di vino.

I prossimi sviluppi guardano a una maggiore diversificazione e diffusione: un formato PAT Sicilia da un litro destinato al canale horeca, il nuovo Aphrodision 664 in bottiglia da 70 cl e una linea di monoflora pensata per l’alta cucina, a partire dal miele di zagara d’arancia, tra i più pregiati dell’isola.

Tutto continua a ruotare attorno allo stesso nucleo: il miele, le api e il territorio. E quando gli viene chiesto quale sia il sapore del tempo racchiuso nel suo distillato, Rametta risponde con una frase che sintetizza l’intera visione di Monterbe: «Un racconto lungo tremila anni».

Culture & Terroir Magazine
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