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L’iris gelato fritta di Giuseppe Bellia, la nuova anima di un classico siciliano

Da Palermo a Giarre, Giuseppe Bellia reinterpreta il simbolo della memoria siciliana tra arte, teatro e innovazione con il suo iris gelato

Ci sono dolci che non appartengono soltanto alla gastronomia, ma alla memoria collettiva. L’iris fritta è uno di questi dolci. Basta un morso perché il tempo cambi direzione: le merende dell’infanzia, le domeniche in famiglia, il profumo del fritto caldo nei bar siciliani e quella felicità semplice che oggi sembra quasi lontana.

È proprio da questa dimensione emotiva, dall’idea che un dolce possa custodire ricordi, identità e perfino frammenti di vita, che nasce il prezioso lavoro del pastry chef Giuseppe Bellia titolare dell’omonima pasticceria sita a Giarre (Viale Don Luigi Sturzo, 2, Giarre CT), dove l’iris non viene semplicemente preparato, ma reinterpretato come un patrimonio vivo della Sicilia. Per Bellia, infatti, l’iris non è soltanto una ricetta storica, ma un legame personale profondissimo.

Pastry chef Giuseppe Bellia

«L’iris per me è infanzia. Mio padre la portava a casa il giovedì, ma non era un dolce che potevamo concederci spesso. Proprio per questo aveva un valore inestimabile: bastava sentirne il profumo per trasformare quella giornata in un momento speciale», dichiara Bellia.

Una frase semplice ma potentissima, che racconta un’intera generazione siciliana. Un tempo in cui anche un dolce poteva diventare un piccolo lusso, un momento di festa, un gesto d’amore familiare.

L’origine dell’iris: Palermo, Mascagni e la pasticceria come arte

La storia dell’iris affonda le radici nella Palermo dei primi del Novecento, nel periodo in cui la città viveva una straordinaria stagione culturale e artistica. Secondo la tradizione gastronomica, il dolce venne creato nel 1901 dal pasticcere palermitano Antonio Lo Verso in occasione della rappresentazione dell’opera Iris del celebre compositore Pietro Mascagni.

Mascagni, autore della famosissima Cavalleria Rusticana, fu uno dei più importanti musicisti italiani tra Ottocento e Novecento. La sua musica era intensa, popolare e passionale, profondamente legata alle emozioni del popolo italiano e soprattutto del Sud. L’opera Iris, rappresentata proprio in quegli anni, raccontava una storia drammatica e poetica, tipica del teatro lirico dell’epoca. Ed è affascinante pensare che proprio da quell’incontro tra musica, teatro e arte pasticcera sia nato uno dei dolci più iconici della Sicilia.

Da Palermo, l’iris si diffonde rapidamente in tutta l’isola. Diventa il dolce delle famiglie, dei bar storici, delle colazioni siciliane e delle pause lente. Pasta lievitata fritta, dorata e soffice, con un ripieno tradizionalmente di crema o ricotta: ingredienti semplici che però riescono a costruire un’identità fortissima. È un dolce popolare, ma mai banale; un dolce di strada, ma allo stesso tempo profondamente elegante nella sua semplicità. E proprio questa forza emotiva è ciò che Giuseppe Bellia cerca di custodire ogni giorno nel suo laboratorio di Giarre, in provincia di Catania.

Pasticceria Giuseppe Bellia, Giarre

L’iris gelato fritta di Giuseppe Bellia

Fuori è calda, croccante, dorato al punto giusto. Dentro, invece, si apre un cuore freddo, morbido e cremoso che cambia completamente la percezione di uno dei dolci più iconici della tradizione siciliana. L’iris fritta gelato di Giuseppe Bellia nasce da questo contrasto netto e affascinante: un equilibrio studiato tra memoria e innovazione, tra la Sicilia di ieri e una pasticceria che oggi prova a raccontarla con un linguaggio nuovo.

La struttura dell’iris gelato è essenziale ma estremamente precisa. La frittura resta asciutta, leggera, perfettamente dorata, con una crosta croccante che non unge e conserva tutta l’identità del dolce originale.  Il vero cambio di prospettiva arriva all’interno. L’iris viene servito diviso a metà, così da mostrare chiaramente il dialogo tra le sue due anime. Il cuore è gelato, cremoso e vellutato, e può essere scelto in tre interpretazioni: interamente al cioccolato fondente, intenso e profondo; alla vaniglia del Madagascar, morbida e avvolgente; oppure nella versione dove i due gusti convivono nello stesso dolce senza sovrapporsi, costruendo una struttura perfettamente armonica tra intensità e delicatezza.

Un lavoro che dimostra una notevole maestria tecnica e creativa, evidente nella precisione con cui vengono gestite le consistenze e i contrasti di temperatura, come sa fare Giuseppe Bellia, con sicurezza del gesto ed esperienza che gli permettono di governare ogni passaggio con controllo e sensibilità. Il caldo della frittura esalta la cremosità del gelato, mentre il freddo alleggerisce la parte esterna, creando un gioco continuo di sensazioni opposte che non si annullano ma si completano. Ogni elemento resta riconoscibile, ma il risultato finale è un’esperienza completamente nuova, più sensoriale che descrittiva.

Dietro questa reinterpretazione c’è anche una visione culturale forte. Bellia racconta il desiderio di mantenere viva una tradizione che appartiene alla Sicilia intera, senza cristallizzarla in una forma immutabile. In questo percorso si inserisce anche il legame con il suo amico palermitano, l’Executive Pastry Chef Francesco Palumbo, con cui condivide l’idea di riportare simbolicamente l’iris dentro il mondo del teatro, luogo in cui arte e rappresentazione si incontrano e si trasformano in esperienza viva.

È proprio in questa direzione che si inserisce anche il rapporto con il Teatro Rex di Giarre, dove gli attori vengono spesso omaggiati con l’iris gelato di Bellia, in un dialogo continuo tra scena e laboratorio. «L’iris ritorna laddove nasce. L’arte che si incrocia: quella teatrale e quella della pasticceria», spiega Bellia, sintetizzando una visione in cui il dolce non è mai soltanto un prodotto, ma un linguaggio capace di unire cultura, territorio e memoria.

L’iris gelato fritta diventa così molto più di una creazione contemporanea. Un dolce che non rinuncia alla propria identità ma la rinnova attraverso il contrasto, l’equilibrio e la memoria del gusto.

Culture & Terroir Magazine
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