Un evento che ha visto la Sicilia presentata alla stampa internazionale non come semplice destinazione turistica, ma come civiltà millenaria che parla attraverso i sapori, i profumi e la memoria impressa nella pietra e nel vino. Una serata unica — elegante, colta, autentica — organizzata dall’IRVO (Istituto Regionale del Vino e dell’Olio di Sicilia) in collaborazione con la Federazione delle Strade del Vino dell’Olio e dei Sapori di Sicilia, con il prezioso supporto del Consolato Generale d’Italia e dell’ENIT di Parigi, ha trasformato le sale del Consolato in un viaggio sensoriale e intellettuale attraverso uno dei territori più affascinanti e complessi del Mediterraneo. A coordinare l’evento dal titolo “Dove il tempo diventa esperienza” La Sicilia tra vino, territori e civiltà, e moderare la serata, con eleganza e competenza, la giornalista Alma Torretta, Delegata ONAV Parigi.
La Sicilia non si racconta facilmente. Lo sa bene chi la ama e chi la studia: ogni angolo di questa terra custodisce strati sovrapposti di storia, di popoli, di culture. Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli — tutti hanno lasciato un’impronta indelebile non solo nell’architettura e nella lingua, ma nel modo di coltivare la vigna, di estrarre il sale, di pescare il tonno, di impastare il pane. È da questa consapevolezza che è nata l’idea dell’evento parigino: non una semplice degustazione, ma un percorso narrativo che intreccia il calice al contesto, il sorso alla storia.
“La Sicilia è un continente nel Mediterraneo”, un’idea che è un po’ la chiave di lettura di tutto. Colori, contraddizioni ed una straordinaria fertilità culturale e territoriale. Il progetto Dove il tempo diventa esperienza nasce proprio da questa visione globale: restituire alla Sicilia la dignità di un territorio che non è solo produttore di eccellenze agroalimentari, ma custode di una civiltà che ha molto da insegnare all’Europa intera.
Uno dei momenti più intensi dell’incontro è stato dedicato alla dimensione interculturale della civiltà siciliana. La Sicilia è stata, per secoli, un laboratorio straordinario di convivenza tra popoli diversi: la cucina occidentale porta ancora i segni della dominazione araba nelle spezie, nella dolcezza del miele di zagara, nella cuscusiera di Trapani; l’architettura catanese fonde il barocco spagnolo con la pietra lavica dell’Etna in un amalgama di bellezza drammatica e sontuosa.
In questo senso, l’evento parigino ha avuto anche un valore diplomatico e culturale di grande significato: presentare la Sicilia alla Francia come territorio di sintesi e di dialogo, capace di parlare il linguaggio universale della bellezza e dell’ospitalità. Dopo i saluti del Console Bianca Longobardi, l’Ambasciatore all’Unesco Liborio Stellino ha sottolineato come iniziative di questo tipo rappresentino il modo più efficace per costruire ponti autentici tra i popoli — non attraverso discorsi astratti, ma attraverso l’esperienza diretta, il calice alzato, il profumo di un vino antico.
La serata ha visto la partecipazione di illustri rappresentanti delle istituzioni italiane e francesi, produttori, esperti di enogastronomia, giornalisti e appassionati. La Commissaria dell’IRVO Giusi Mistretta ha salutato gli ospiti d’onore invitandoli a visitare l’isola, e gli hanno fatto eco fra tutti l’Ambasciatore d’Italia presso l’UNESCO Liborio Stellino, la Console Longobardi e la Console Generale Petracca, che con la loro presenza hanno conferito all’evento un rilievo istituzionale di primo piano, sottolineando l’importanza della promozione culturale italiana all’estero.
Significativa la partecipazione di Federica Galbesi, Direttrice dell’ENIT che ha ribadito il ruolo strategico dell’enogastronomia siciliana nell’attrattività turistica dell’Italia in Francia. Un pubblico qualificato costituito dalla stampa francese ed internazionale ha partecipato attivamente all’incontro, accomunato dalla curiosità e dall’interesse per una terra che non smette mai di sorprendere.

A tessere il filo narrativo è stata la giornalista Alma Torretta, Delegata ONAV Parigi, che con la sua moderazione sapiente ha saputo restituire a ogni intervento la giusta profondità, trasformando la degustazione in un dialogo autentico tra la Sicilia e il suo pubblico parigino.
Preziosi gli interventi di Marika Mannino direttrice delle Strade del Vino dell’Olio e dei Sapori di Sicilia e del suo Presidente Salvatore Lombardo, che sono riusciti a trasmettere alla sala il respiro della terra siciliana, ricordando a tutti i presenti che dietro ogni prodotto di eccellenza c’è sempre una storia umana, una scelta coraggiosa, un legame profondo con il territorio.
La serata al Consolato non si è limitata al racconto del vino. Attraverso presentazioni, immagini e testimonianze, gli ospiti sono stati guidati in un viaggio visivo e narrativo tra i paesaggi siciliani: dalla Valle dei Templi di Agrigento — patrimonio UNESCO che continua a stupire con le sue proporzioni magistrali, erette sotto un cielo greco-siciliano di luce abbagliante — alle saline di Marsala e Trapani, dove ancora oggi il sale viene estratto con metodi antichi, in un paesaggio di mulini a vento e acque rosa al tramonto.
Molti i giovani imprenditori siciliani che hanno scelto di reinterpretare la tradizione con occhi nuovi: viticoltori biologici che lavorano le vigne antiche a piede franco, olivicoltori che valorizzano cultivar locali come la Nocellara del Belice o la Biancolilla, artigiani del cibo che trasformano la materia prima in eccellenza riconosciuta a livello internazionale.

La Sicilia interna, spesso dimenticata dai circuiti turistici convenzionali, ha trovato voce nella serata parigina: le distese di grano duro dell’entroterra nisseno e agrigentino, i borghi di pietra calcarea aggrappati alle colline, le masserie dove il tempo sembra essersi fermato. Luoghi dove la modernità ha bussato piano, e dove la tradizione ha saputo resistere con dignità.
Il vino ha avuto, nella serata, il ruolo di protagonista indiscusso, trovando infine un pairing apprezzato con alcune specialità dell’isola proposte agli ospiti nel cocktail dinner. Non come semplice bevanda da degustare, ma come documento vivente della storia di un territorio. I grandi vitigni autoctoni siciliani — il Nero d’Avola, il Nerello Mascalese, il Catarratto, il Carricante, il Grillo, ed altri recuperati con successo, come il Perricone — sono stati presentati non soltanto nelle loro caratteristiche organolettiche, ma nella loro profonda connessione con la terra che li ha generati.
La serata ha dimostrato ancora una volta come i vini ed i sapori siciliani possano conquistare il palato internazionale più esigente, non costituendo semplicemente un prodotto, bensì la memoria di civiltà che hanno attraversato i secoli. Significativa la personalità dei vini delle isole minori, citati già dagli scrittori greci e latini e che ancora oggi raccontano di mare, vento e sale.
Il titolo scelto per l’evento — Dove il tempo diventa esperienza — racchiude in sé una filosofia precisa. In Sicilia, il tempo non è una variabile astratta: è il sole che matura lentamente l’uva, è il vento di scirocco che plasma i sapori, è la lava che arricchisce il suolo di millennio in millennio. Il tempo, in questa terra, non passa senza lasciare traccia: diventa esperienza sedimentata, civiltà accumulata, bellezza ereditata.
La serata al Consolato di Parigi è stata, in questo senso, molto più di un evento enogastronomico. È stata una dichiarazione d’identità: la Sicilia esiste, resiste, e continua a offrire al mondo qualcosa di raro — la capacità di fare dell’esperienza vissuta un racconto universale. La nostra testimonianza raccoglie il sentimento di chi era presente quella sera a Parigi: i calici erano colmi non soltanto di vino, ma di storia, di luce meridiana, di futuro.

























