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I nostri assaggi al Sabato del Vignaiolo firmato FIVI: la Sicilia indipendente nel calice

Oltre venticinque vignaioli indipendenti siciliani, banchi d’assaggio, masterclass e confronto diretto con i produttori: il Sabato del Vignaiolo FIVI a Catania ha raccontato una Sicilia del vino sempre più identitaria, territoriale e contemporanea

Il Sabato del Vignaiolo 2026 ha portato a Catania il volto più autentico della viticoltura siciliana indipendente. Negli spazi di Piazza Scammacca oltre venticinque produttori provenienti da tutta l’isola hanno dato vita a una degustazione collettiva capace di raccontare territori, identità e visioni differenti del vino contemporaneo.

L’appuntamento organizzato dalla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ha confermato quanto il vino siciliano stia attraversando una fase di forte maturità espressiva. Dai versanti vulcanici dell’Etna alle campagne del Val di Noto, dalle terre bianche del Trapanese fino alle isole minori, i banchi d’assaggio hanno restituito l’immagine di una Sicilia meno omologata e sempre più orientata verso vini capaci di interpretare il paesaggio con autenticità e precisione.

I calici degustati hanno evidenziato una cifra stilistica condivisa da molti vignaioli: ricerca della freschezza, equilibrio estrattivo, nitidezza aromatica e centralità del vigneto. Vini meno costruiti e più territoriali, nei quali la tecnica accompagna senza mai sovrastare il carattere originario delle uve e dei luoghi di provenienza.

La masterclass organizzata da AIS Catania e guidata da Maria Grazia Barbagallo,delegata AIS Catania e vicepresidente AIS Sicilia, ha aggiunto ulteriore profondità al racconto della giornata. Il focus sui rossi FIVI — “dalla carne al pesce, con un tocco di rosato” — ha evidenziato una delle evoluzioni più interessanti del vino italiano contemporaneo: la progressiva liberazione del rosso da schemi gastronomici rigidi.

Il talk dei Vignaioli Indipendenti ha riportato al centro la dimensione umana del vino, spesso sacrificata nella comunicazione contemporanea. Dietro ogni bottiglia non soltanto tecnica e mercato, ma scelte agronomiche, stagioni difficili, pratiche quotidiane, memoria familiare e responsabilità ambientale.

TENUTA VALLE DELLE FERLE, CERASUOLO DI VITTORIA DOCG 2017

Nel 2016 Claudia Sciacca e Andrea Annino avviano un progetto enologico costruito con continuità e forte legame territoriale, orientato alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e alla conduzione biologica dei vigneti. Il loro lavoro nasce con l’obiettivo di interpretare in modo autentico la tradizione vitivinicola locale, cercando equilibrio, finezza ed espressività naturale.

Si trovano in Sicilia sud-orientale, a pochi chilometri da Caltagirone, all’interno della denominazione Cerasuolo di Vittoria DOCG, nel cuore di un paesaggio collinare che rappresenta una delle aree più vocate della regione per la produzione di grandi vini rossi. Qui la vite cresce in un contesto caratterizzato da suoli variabili, buona ventilazione e forti escursioni termiche, elementi che favoriscono eleganza aromatica e freschezza gustativa.

Il vino nasce da un assemblaggio paritario di Frappato e Nero d’Avola, affinato con un percorso lungo e accurato: tre mesi in acciaio sulle fecce fini, seguiti da circa diciotto mesi in acciaio e un ulteriore affinamento in bottiglia di almeno dodici mesi. All’olfatto si presenta fine e nitido, con un profilo dominato da frutta rossa matura come ciliegia, lampone, fragolina di bosco e melagrana. A questi si aggiungono delicate sfumature speziate e lievi accenti floreali che ne arricchiscono la complessità. Il sorso è armonico e scorrevole, sostenuto da una tessitura morbida e vellutata. La freschezza fruttata guida lo sviluppo gustativo con naturalezza, mantenendo equilibrio e precisione fino a un finale lungo e coerente, in cui ritornano con eleganza le sensazioni fruttate percepite al naso.

GIASIRA, NERO D’AVOLA 2017

La tenuta si estende per circa 130 ettari nella Sicilia sud-orientale, in un paesaggio collinare compreso tra i 180 e i 250 metri sul livello del mare, tra le province di Siracusa e Ragusa. Il territorio, disegnato dai tradizionali muretti a secco, si sviluppa tra Noto e Modica, nel cuore del Val di Noto, area riconosciuta dall’UNESCO per il suo straordinario valore paesaggistico e culturale.

Il progetto nasce dalla visione di Giovanni Boroli, imprenditore piemontese innamorato della Sicilia, e della moglie Isabella, veneta con radici siracusane. Un incontro di esperienze diverse che si traduce in un approccio produttivo attento al territorio e alla valorizzazione delle sue varietà autoctone.

In degustazione un Nero d’Avola in purezza, interpretato con eleganza e forte aderenza territoriale, capace di coniugare maturità del frutto e finezza espressiva. Nel calice si presenta con un colore rosso rubino intenso, attraversato da riflessi porpora luminosi. Il profilo olfattivo è ampio e stratificato. Emergono inizialmente note di confettura di mora, ciliegia nera e prugna matura, seguite da richiami difrutti di bosco sotto spirito, amarena e melagrana. La componente fruttata si arricchisce progressivamente di sfumature più scure e profonde, tra cui mirtillo maturo e fichi secchi, che donano maggiore complessità e densità aromatica. Il finale è lungo, coerente e persistente, con un ritorno elegante delle sensazioni fruttate e speziate, sostenuto da tannini morbidi e ben levigati che lasciano una chiusura armonica e di grande equilibrio.

PUPILLO, CYANE

Nel racconto antico, la ninfa Ciane assiste impotente al rapimento di Persefone da parte di Ade. Il suo dolore non trova voce: si condensa, si irrigidisce, e infine si scioglie in acqua, quando il dio la colpisce e la trasforma in sorgente. Da quella metamorfosi nasce un simbolo di resistenza silenziosa, che oggi rivive in un vino che porta il suo nome.

Nel territorio storico del Feudo Targia, un paesaggio che custodisce tracce greche, romane e medievali e che oggi è parte del Parco Archeologico delle Mura Dionigiane, l’Azienda Agricola Pupillo continua da oltre un secolo un lavoro di recupero e valorizzazione del Moscato Bianco. Un progetto agricolo che non si limita alla produzione, ma cerca un dialogo costante tra ambiente, memoria e innovazione, oggi portato avanti dalla famiglia Pupillo con uno sguardo rivolto alla sostenibilità.

Cyane è un vino che si racconta prima con la luce che con le parole. Nel calice appare brillante, con riflessi paglierino delicati. È un colore che suggerisce freschezza, ma anche profondità, come se trattenesse qualcosa di antico sotto la superficie. Il profilo olfattivo è ampio e immediato: note floreali eleganti si intrecciano a richiami di frutta matura, con una speziatura lieve che emerge lentamente. L’aromaticità del Moscato Bianco si esprime in modo misurato, senza eccessi, sostenuta dall’affinamento sui lieviti che dona complessità. Al palato il vino scorre con morbidezza controllata. L’attacco è gentile, poi cresce in struttura e si distende in un finale lungo, pulito, con una persistenza che richiama ancora fiori e frutto. È una sensazione che rimane, come un’eco: non invadente, ma difficile da dimenticare.

GIOVINCO, METODO CLASSICO EXTRA BRUT ROSÈ

Nel cuore dell’entroterra agrigentino, a Sambuca di Sicilia, tra i 350 e i 400 metri di altitudine della contrada Sgarretta, la viticoltura assume i tratti di una dichiarazione identitaria. Qui il Nerello Mascalese viene interpretato in chiave metodo classico, in una lettura che unisce rigore enologico e sensibilità contemporanea.

La guida tecnica ed estetica porta la firma dell’enologo Vito Giovinco, che insieme al nipote Antonino Giovinco e a un team giovane e strutturato, costruisce un percorso che non è solo produzione, ma narrazione. La loro idea di vino si muove su un doppio binario: da un lato la fedeltà a una materia prima biologica e rigorosamente selezionata, dall’altro la volontà di ripensare linguaggi, forme e soprattutto estetica del vino. Le bottiglie diventano così non semplici contenitori, ma oggetti di design, dichiarazioni visive di un pensiero produttivo.

Il progetto Giovinco Metodo Classico Extra Brut Rosé nasce da questa visione: un vino che vuole essere contemporaneo senza perdere profondità territoriale. Nel calice si presenta con un perlage finissimo e continuo. All’olfatto si apre con immediatezza: fiori delicati, piccoli frutti rossi croccanti, poi una sfumatura più sottile che richiama la pasticceria. È un profilo aromatico che non invade, ma si costruisce per livelli, come una progressione controllata e precisa, tipica dei lunghi affinamenti sui lieviti (24–36 mesi).

In bocca il vino si presenta con equilibrio e definizione, sostenuto da un’acidità viva ma perfettamente integrata, che dà slancio senza mai risultare spigolosa. Il finale è lungo e coerente con il profilo olfattivo, e si chiude su delicate sfumature fruttate, lasciando una persistenza elegante e ordinata, che si allontana lentamente senza perdere definizione.

I CUSTODI DELLE VIGNE DELL’ETNA, IMBRIS ETNA BIANCO SUPERIORE 2021

“Imbris” — dal latino della pioggia — non è solo un nome, ma una dichiarazione di appartenenza. È la traduzione poetica di un luogo dove l’acqua non è sfondo, ma sostanza primaria del paesaggio. Siamo a Milo, sul versante orientale dell’Etna, uno dei comuni più piovosi d’Italia: qui il clima non accompagna la vite, la forma.

In questo scenario estremo e fertile prende vita l’Imbris Etna Bianco Superiore 2021 dell’azienda I Custodi delle Vigne dell’Etna, realtà che interpreta il vulcano come un ecosistema da ascoltare prima ancora che da coltivare. Il lavoro in vigna è essenziale, quasi silenzioso: non forzare, ma custodire, restituire.

Nel calice il vino si presenta con un colore giallo paglierino attraversato da riflessi verdolini, vivo e lucente. È un colore che non seduce con la ricchezza, ma con la trasparenza sembra già raccontare la sua origine climatica. Al naso emerge con precisione misurata. Le prime sensazioni sono di erbe spontanee, aria fresca, fiori bianchi appena schiusi. Poi arriva una nota più morbida, sottile, di miele di zagara, che non addolcisce ma arrotonda.

In bocca il vino è tensione pura. L’acidità è viva, verticale, ma sempre integrata in una struttura snella e controllata. Il sorso non si allarga: sale, si distende in altezza, guidato da una spina minerale che attraversa tutta la progressione gustativa. Il finale è lungo, salino, coerente con l’identità olfattiva, e si chiude con una sensazione di pulizia netta di grande eleganza.

CANTINE LIPARI, NAULOCO BIANCO IGP 2025

A Santa Lucia del Mela, tra colline che guardano il Tirreno e respirano ancora echi di civiltà greco-romane, la viticoltura conserva il valore di un gesto antico, tramandato più con le mani che con le parole. È qui che Francesco e la sua famiglia coltivano la vite seguendo una filosofia essenziale e profondamente identitaria: rispettare il ritmo della natura, intervenire il meno possibile, lasciare che sia il territorio a parlare.

I vini in anfora nascono da questa visione radicale e poetica insieme. Nessuna forzatura, nessun artificio: fermentazioni spontanee, lunghi tempi di contatto con le bucce, evoluzione naturale. Anche i sedimenti sul fondo diventano parte del racconto, tracce vive di un vino che continua a trasformarsi nel tempo, lontano da ogni omologazione.

Il Nauloco Bianco IGP prende il nome dall’antico porto del Nauloco, lungo la costa tra Milazzo e Capo Peloro, teatro della storica battaglia navale tra Sesto Pompeo e Ottaviano Augusto. Un luogo di mare e passaggi, di commerci e conquiste, dove il Mediterraneo era incontro di culture e destino. Il vino sembra raccogliere quella stessa energia antica: inquieta, profonda, salmastra.

Nel bicchiere si muove con riflessi dorati intensi. Non ha la brillantezza costruita dei bianchi convenzionali: possiede invece una luminosità viva, irregolare, che richiama il sole filtrato attraverso l’argilla e la polvere delle strade siciliane. Il naso è ampio, evocativo, quasi tattile. Arrivano scorza d’arancia essiccata, mandorla tostata, fichi secchi, erbe mediterranee piegate dal vento. Poi emergono note più profonde, terrose, che riportano all’anfora, alla macerazione lunga, alla lentezza del tempo.

Il sorso avanza con carattere, lasciando una sensazione quasi minerale, che resta impressa a lungo. Il finale è persistente, intenso, e conserva una memoria di erbe, sale e scorza d’agrumi che continua ad affiorare lentamente. È un vino che non cerca consenso immediato. Chiede attenzione, tempo, ascolto.

PRINCIPI DI SPADAFORA, DON PIETRO 2023

Tra le colline che circondano Monreale, in Contrada Virzì, nasce una realtà vitivinicola profondamente legata alla terra siciliana e ai suoi ritmi autentici. L’azienda custodisce con passione una tradizione fatta di lavoro artigianale, rispetto della natura e continua ricerca dell’equilibrio tra identità territoriale ed eleganza espressiva.  Da questo scenario prende vita un blend raffinato e intenso composto da 40% Nero d’Avola, 30% Cabernet Sauvignon e 30% Merlot. Un incontro armonioso tra il cuore mediterraneo del Nero d’Avola e la struttura internazionale di Cabernet e Merlot, capace di dare origine a un vino ricco di personalità e profondità.

Nel calice si presenta con un rosso rubino intenso e luminoso, attraversato da sfumature profonde che ne anticipano la ricchezza aromatica. Il bouquet si apre lentamente con profumi avvolgenti di frutta rossa matura, amarena, prugna e piccoli frutti di bosco, seguiti da eleganti note speziate, leggere sfumature balsamiche e richiami di cacao, tabacco dolce e macchia mediterranea.

Al palato il vino rivela tutta la sua ampiezza: l’ingresso è morbido e vellutato, sostenuto da una trama tannica ben presente ma equilibrata. La struttura è piena, rotonda e armonica, con una piacevole componente fruttata che accompagna la degustazione fino a un finale lungo e persistente, dove ritornano sensazioni speziate e calde note mediterranee.

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