Raccontare la Sicilia significa raccontare i suoi paesaggi interiori, i profumi che nascono dalla lava e dal mare, e le mani che custodiscono saperi antichi. Con questa visione, Etna Urban Winery, in collaborazione con Slow Food Catania e ONAV Catania, ha ideato un itinerario in cinque tappe attraverso l’isola, per dare voce alle sue eccellenze: Presìdi Slow Food, vini di territorio e la cucina di due chef capaci di coniugare tradizione e creatività contemporanea.
Un percorso sensoriale che rievoca lo spirito del Grand Tour, quando i viaggiatori percorrevano l’Italia alla scoperta di meraviglie. Qui, la meraviglia non è solo paesaggistica, ma si assapora in ogni morso, in ogni bicchiere, nei racconti di chi coltiva, pesca, cucina e trasforma ogni giorno prodotti unici.
Cuore pulsante del progetto è Etna Urban Winery, il primo vigneto urbano del Sud Italia, fondato da Nicola Purello insieme alla sua famiglia. Dieci ettari di vigne a San Gregorio di Catania, dove la pietra lavica della “colata di San Gregorio” — risalente a circa diciottomila anni fa — custodisce l’eredità minerale del vulcano. Nel 2018 è stato impiantato il primo mezzo ettaro di Vigna Grande, da cui nel 2021 nasce la prima etichetta IGT a base di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Come racconta Purello, “non è solo un ritorno alla viticoltura, ma un atto di tutela del paesaggio: inserire bellezza e tradizione in un contesto urbano dominato dal cemento”.

Un elemento storico e simbolico caratterizza la struttura: un palmento del XVII secolo, con botti monumentali e un torchio capace di lavorare otto tonnellate d’uva, dove oggi vino, cucina e cultura convivono in perfetta armonia.
Ed è in questo scenario che il 2 novembre 2025 ha preso avvio la prima tappa del tour. Protagonisti della serata sono stati: Salvo Sardo, chef del ristorante Alloro di Acireale, insignito dalla Guida Michelin 2025, riconosciuto come una delle firme più autorevoli della cucina siciliana contemporanea, e Leonardo Giustolisi, chef di Etna Urban Winery, che ha portato freschezza e innovazione, mostrando la sua capacità di valorizzare gli ingredienti locali con creatività.
La serata è stata impreziosita dalla selezione di vini firmati Cantoneri ed Etna Urban Winery, scelti insieme a Danilo Trapanotto, delegato ONAV Catania, per creare abbinamenti capaci di esaltare le sfumature dei Presìdi Slow Food scelti per la serata: Masculina da Magghia, Mela dell’Etna e Pistacchio di Bronte. Presente all’evento anche Rosa Ciancitto, patron di Cantoneri, che ha raccontato la filosofia produttiva dell’azienda.
A introdurre e guidare il pubblico lungo questo percorso sensoriale sono stati Nicola Purello, patron di Etna Urban Winery, ed Emanuele Galeano, Hospitality Manager, con la partecipazione di Caterina Adragna, presidente di Slow Food Catania, che ha sottolineato l’importanza della tutela dei Presìdi e della cultura gastronomica locale.
Ogni ingrediente in tavola è diventato protagonista e narratore della cucina siciliana. Dal Cavolo Trunzo alla Masculina da Magghia, fino alla Mela dell’Etna, coltivata tra gli 800 e i 1500 metri, conserva la freschezza vulcanica e le varietà antiche — Cola, Gelato, Gelato Cola e Cirino — tutelate da pochi coltivatori. Il suo profumo aromatico e le note acidule bilanciano con eleganza piatti dolci e salati. E ancora il Pistacchio di Bronte, raccolto a mano ogni due anni tra massi lavici, è un ingrediente dall’aroma intenso e dalla dolcezza persistente, ideale per creme, salse e interpretazioni gourmet.

Il viaggio si è aperto con il piatto di Leonardo Giustolisi, “Tra agrumi e mare”: Masculina da Magghia su pan brioche affumicato, crema di salicornia e agrumi etnei. La salicornia introduce una nota vegetale che amplifica la salinità naturale del pesce, mentre il pan brioche aggiunge consistenza creando un equilibrio tra morbidezza e freschezza. Gli agrumi etnei, con le loro sfumature amare e dolci, completano il piatto, conferendo vivacità sensoriale.
La cucina di Giustolisi nasce da una riflessione profonda sulla materia prima: pochi ingredienti selezionati, lavorati con misura, che conservano la loro voce originaria. È una cucina del silenzio e dell’essenza, dove la tecnica non sovrasta mai la natura ma la accompagna, esaltandone la purezza e l’identità territoriale. Ogni elemento del piatto è pensato per raccontare l’Isola, rispettando stagionalità, storia e gusto autentico.

A seguire, il piatto di Salvo Sardo, “Chi è nato prima? L’uovo o il cavolo?”, dove ironia e tecnica si incontrano in un gioco raffinato. L’uovo croccante, il Cavolo Trunzo “a stufateddu” e la fonduta di provola siciliana danno vita a un dialogo tra consistenze e temperature: il croccante si armonizza con il cremoso, mentre la tendenza dolce vegetale del cavolo si fonde con la nota affumicata della provola, creando un equilibrio sorprendente.
La cucina di Sardo nasce dall’ascolto e dalla trasformazione rispettosa degli ingredienti: ogni elemento ha voce propria e racconta storie di memorie, contaminazioni. L’innovazione diventa uno strumento per evocare ricordi e paesaggi, in un’esperienza che coinvolge tutti i sensi: l’olfatto, con profumi erbacei e agrumati; la vista, con cromie e proporzioni armoniche; il tatto, fatto di consistenze in grado di completare la mappa del gusto; e persino l’udito, con il leggero scricchiolio dell’uovo croccante che accompagna ogni assaggio.

In questo piatto, Sardo riesce a fondere tradizione e modernità: il Cavolo Trunzo richiama antiche pratiche contadine e sapori autentici, mentre la fonduta di provola e la tecnica dell’uovo croccante introducono innovazione e leggerezza. Il risultato è un’esperienza multilivello, in cui ogni boccone stimola curiosità, meraviglia e piacere, celebrando il patrimonio gastronomico siciliano con creatività e rigore.
L’abbinamento scelto per entrambi i piatti è stato l’Etna Bianco DOC Tenuta della Dainara 2021 dell’azienda Cantoneri dal profilo minerale e agrumato, che amplifica la freschezza dei piatti e ne prosegue la chiusura salina, sottile e persistente.
Cantoneri nasce nel 1997, quando Carmelo e Rosa Ciancitto decisero di trasformare una villa rustica a Solicchiata, immersa tra vecchi vigneti, in un’azienda vitivinicola d’eccellenza. Negli anni, la cantina ha saputo unire il rispetto per la tradizione alla ricerca costante, valorizzando i vecchi impianti e ampliando gradualmente i vigneti fino ai circa 11 ettari vitati attuali, tra i 650 e i 700 metri di altitudine.

Il nome “Cantoneri” richiama un’antica proprietà di famiglia nell’ennese, soprannominata “Terra dei quattru cantuneri” per gli angoli caratteristici degli edifici. Tra i vigneti, i protagonisti sono il Nerello Mascalese, il Nerello Cappuccio, il Carricante e il Catarratto, affiancati da un piccolo campo sperimentale di varietà aromatiche provenienti da diverse parti d’Europa, che, insieme alla base di Carricante e Catarratto, danno vita all’Orange Wine, un vino elegante e ricco di personalità che merita assolutamente l’assaggio!

Giustolisi torna in scena con “Sapori autunnali”, un risotto carnaroli mantecato con aceto balsamico di Sicilia, mele dell’Etna brasate e funghi chiodini. Il piatto esprime la ricchezza e i contrasti dell’autunno etneo: la dolcezza delle mele, leggermente caramellate, si fonde con il profumo terroso e intenso dei funghi, mentre l’aceto balsamico regala un tocco di acidità e rotondità, legando i sapori con eleganza e armonia. La mantecatura avvolge ogni chicco di riso senza coprirne la naturale consistenza, permettendo di percepire distintamente la fragranza dei funghi e la succosità delle mele.
La scelta di Balat Rosato 2024 firmato Etna Urban Winery come abbinamento valorizza il piatto: la sua freschezza e leggerezza non sovrastano il risotto, mentre le delicate note fruttate e agrumate amplificano la dolcezza naturale della mela e ne sottolineano le sfumature aromatiche.
“Balat”, parola che deriva dall’arabo e significa “lastra di pietra” — in siciliano balata — rende omaggio al pavimento in cotto dell’antica Cuba di Vignagrande, prezioso edificio del XII secolo che si affaccia sui vigneti di San Gregorio di Catania. Un simbolo di continuità tra pietra, terra e vino, che racconta la profonda unione con la storia e la natura di queste terre.
Si tratta di un blend composto da Nerello Mascalese, Carricante e Nerello Cappuccio, prodotto in sole 1.200 bottiglie. Al calice mostra un colore rosa tenue, luminoso come la luce dell’alba che si riflette sulle vigne. Al naso si apre con note floreali di zagara e delicati accenni di fragoline di bosco, seguite da un filo minerale che ricorda la terra lavica dell’Etna. Al palato è fresco e leggero, con una piacevole acidità che sostiene le note fruttate e agrumate, regalando una persistenza elegante e vellutata. Un rosato che diventa racconto sensoriale di storia, territorio e armonia, capace di esaltare i piatti senza prevaricarli, facendo emergere i dettagli dei Presìdi Slow Food e della cucina di Giustolisi e Sardo.

Il gran finale della serata è affidato a Salvo Sardo con “Olfattorio”, piatto che sembra una piccola sinfonia mediterranea. I tagliolini al burro e tartufo accolgono la tartare di gambero rosso, creando un dialogo tra morbidezza e freschezza. Il pistacchio di Bronte, tostato e croccante, aggiunge profondità e contrasto tattile, mentre il mandarino porta un’acidità agrumata che vivacizza l’insieme. È un piatto che gioca con i sensi: il profumo intenso del tartufo apre l’esperienza olfattiva, il sapore dolce e leggermente iodato del gambero incontra la sapidità del pistacchio e la freschezza agrumata, mentre la pasta fonde il tutto con una carezza cremosa.
L’abbinamento proposto è stato con l’Etna Rosso DOC 2021 Tenuta della Dainara di Cantoneri, vino che esprime pienamente l’eleganza del Nerello Mascalese e del Nerello Cappuccio, vitigni autoctoni dell’Etna che trovano sui terreni lavici un’espressione minerale unica. Al calice mostra un rosso rubino trasparente, con riflessi granati. Al naso emergono aromi di frutti rossi maturi, note speziate delicate e un leggero fondo fumé che richiama la terra vulcanica. Al palato è armonico, dal corpo elegante e tannini vellutati, con una freschezza che bilancia la struttura, esaltando la sapidità e i profumi intensi del piatto.
I vini di Cantoneri rispecchiano il carattere unico della zona etnea: la mineralità del suolo vulcanico, le escursioni termiche e l’altitudine conferiscono struttura e freschezza, mentre le note agrumate e floreali dialogano armoniosamente con ingredienti locali, come quelli dei piatti di Giustolisi e Sardo, creando un legame autentico tra terra, mare e storia.
Due nuove etichette arricchiscono la produzione della cantina: un Etna Rosso proveniente da vigne ultracentenarie, oltre 80 anni, e un Orange Wine affinato cinque anni in bottiglia. Entrambe portano il nome “Bene di famiglia”, un omaggio al nonno paterno di Alberto e un richiamo al romanzo da lui scritto. Questi vini non sono solo espressioni stilistiche e produttive, ma veri e propri racconti di memoria, radici e passione familiare.


























