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Dal vulcano alla terra del Gattopardo: a Enology in Rosa 2026 il trionfo è firmato Donnafugata

Grande partecipazione di enologi e professionisti del settore per l’edizione 2026 del contest ideato da Antonino Mirabile, ospite d’onore il campione Paolo Tiralongo. Lo scettro dei rosati quest’anno vola dall’Etna a Contessa Entellina, con l'enologo Antonino Santoro a firmare il colpaccio della Sicilia occidentale.

“Enology in Rosa” torna puntuale al suo appuntamento e lo fa scegliendo per il 2026 una cornice di grande suggestione: Palmento Costanzo, sul versante nord dell’Etna, che ha accolto la community di enologi siciliani ormai affezionata a questo contest, capace di coniugare rigore tecnico e convivialità.

Un’edizione che conferma la formula vincente ideata 8 anni fa da Antonino Mirabile (resp. tecnico commerciale di Enoiltech): dare voce e riconoscimento a chi, dietro le quinte -e in fondo pedalando – trasforma l’uva in uno dei vini più complicati da realizzare, il rosato. Se nel 2025 a dominare era stato il vulcano con “Amuri di fimmina, Amuri di matri” di Al-Cantàra con Salvo Rizzuto, quest’anno la scena è tutta per il “Lumèra” di Donnafugata, premiando con la maglia rosa il lavoro di Antonino Santoro, confermando  l’elegante rotta del gusto rosa,  da un capo all’altro della Sicilia del vino.

Faraci, Santoro, Mirabile e Rizzuto

Anche quest’anno la macchina organizzativa ha visto insieme Enoiltech, Vinventions e l’Istituto OENO Italia, un terzetto che da sempre garantisce all’evento solidità tecnica e una lettura aggiornata del panorama enologico italiano. A raccontare la giornata, in qualità di media partner, Culture & Terroir e Cronache di Gusto, a testimonianza di quanto “Enology in Rosa” sia ormai un appuntamento che travalica i confini della semplice community di settore per affermarsi come uno degli eventi più seguiti dalla stampa enogastronomica siciliana.

Panel Enology in Rosa

Tra i vigneti di Palmento Costanzo, affacciati sul versante settentrionale del vulcano, la platea di enologi, produttori e giornalisti ha ritrovato il rituale che rende unico il contest: la degustazione alla cieca, valutata dagli stessi enologi in gara, da colleghi e professionisti del settore, in un clima di sana competizione che negli anni ha saputo costruire una vera community, capace di confrontarsi lungo tutta l’annata, dalla vendemmia all’imbottigliamento, in vista della sfida per la “maglia rosa”.

Antonino Mirabile, ideatore del contest, ha voluto ringraziare prima di tutto Delfio Faraci, CEO di Enoiltech, che da oltre venticinque anni accompagna le aziende vinicole con una visione tecnica a tutto tondo sul settore, e che può contare su un bel gruppo coeso.

Antonino Mirabile con Paolo Tiralongo

A rendere ancora più speciale l’evento la presenza, come ospite d’onore, di Paolo Tiralongo, il cui palmarès di ciclista professionista ha richiamato più che mai l’immagine cara a Mirabile: quella del vino rosato come bicicletta e dell’enologo come ciclista, chiamato a “pedalare” con tecnica e passione per tagliare per il traguardo. Un parallelo che Tiralongo, accolto con calore dalla platea, ha ritrovato con naturalezza nei racconti di fatica, strategia e squadra che animano tanto il ciclismo quanto il lavoro in cantina.

I Rosati del Giro d’Italia

Il giro d’Italia dei rosati

Non è mancato il consueto Giro d’Italia dei rosati, molto apprezzati nella loro declinazione di vitigni e territori, ed accomunati dalla chiusura Nomacorc di Vinventions — multinazionale specializzata nella gestione dell’ossigeno in bottiglia, garanzia di neutralità, freschezza e verticalità nel tempo. Si sono fatti apprezzare in degustazione: “Gemma”, Lagrein Trentino della Tenuta San Leonardo; “Roses Roses”, Alto Mincio IGT della Cantina Ottella; “Cremisi” de Il Colombaio di Santa Chiara, da uve Sangiovese; “Rosa-ae”, Cerasuolo d’Abruzzo di Torre dei Beati; “Indolente” di Tenuta Asinara, blend di Cannonau, Merlot e Syrah; “Rohesia” di Cantele, da uve Negroamaro ed il “Cirò” di Francesco Malena.

Rosati siciliani in gara

Il podio dei rosati siciliani

Al termine della degustazione tecnica dei rosati siciliani in gara, il verdetto della giuria ha incoronato Antonino Santoro, che si aggiudica la maglia rosa 2026 con il suo Lumèra di Donnafugata, blend riuscito di Nero d’Avola, Nocera e un saldo di Syrah da Contessa Entellina: un rosato fresco, di grande bevibilità il cui successo conferma ancora una volta come la Sicilia -nelle sue molteplici declinazioni di rosa- sappia esprimere etichette sempre più identitarie e riconoscibili sui mercati. Sul podio una fotografia tutta etnea, il Tifèo di Gambino (con l’enologo Salvo Rizzuto) al secondo posto e il Classe 39 de La Contea sul terzo gradino — due interpretazioni diverse, dal versante nord ed est dell’Etna, ma ugualmente convincenti e piacevoli, del rosato da territorio vulcanico.

Pietro Russo, Figlioli e Rizzuto

Il rosato, tra numeri e tendenze

A tracciare la mappa del momento che vive il vino rosato — tra qualità in costante crescita, incertezze dei mercati internazionali e nuove tendenze di consumo — è stato chiamato un parterre di relatori d’eccezione: Giuseppe Clementi, direttore tecnico nazionale di Cantine Ermes; Salvo Rizzuto, enologo di Al-Cantàra campione uscente di Enology in Rosa e secondo classificato a questa edizione con Gambino, Pietro Pulizzi di Vinventions, Giuseppe Figlioli presidente Assoenologi Sicilia, che ha patrocinato l’evento, e da remoto Antonio Landolfi direttore tecnico di Oeno Italia divisione biotecnologie, che ha confermato il supporto dell’Istituto ad un evento così importante per il settore enologico dei rosati.

Pietro Russo Master of Wine ha chiosato il confronto riportando l’attenzione della platea di addetti ai lavori sulla prospettiva internazionale del rosato — un vino che, ha ricordato, sta conquistando spazio e considerazione ben oltre i confini italiani, imponendo una riflessione sullo stile e sull’identità che i produttori italiani vogliono darsi in un mercato sempre più competitivo.

Otto anni fa la prima edizione: un tempo che oggi, guardando alla platea di enologi, produttori e giornalisti riuniti al Palmento Costanzo, sembra quasi impossibile da misurare in bicchieri versati e annate raccontate. Un’edizione che ha saputo rinnovare lo spirito originario del contest: valorizzare il lavoro, spesso silenzioso, di chi sta dietro la bottiglia. Appuntamento alla prossima edizione, per questa sana competizione il cui traguardo è la simbolica “maglia rosa” per continuare a raccontare la sfida rosa più attesa dell’enologia siciliana.

 

  

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