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Contrade dell’Etna: i nostri wine tasting tra tradizione e visione contemporanea

Calice dopo calice, tra volti giovani e nuove sensibilità produttive, i nostri assaggi ai banchi di Contrade dell’Etna hanno raccontato un territorio in piena trasformazione: vini sempre più nitidi, energici ed espressivi, capaci di unire identità vulcanica e visione contemporanea

Nel contesto del vino di qualità, “Contrade dell’Etna” si riafferma come una delle piattaforme più autorevoli per l’analisi e la valorizzazione del comparto vitivinicolo etneo. La XVII edizione, ospitata presso il Sikania Garden Village di Randazzo, ha consolidato il ruolo della manifestazione quale osservatorio privilegiato sulle dinamiche evolutive di uno dei territori più identitari del Mediterraneo.

Il quadro emerso dalle degustazioni ai banchi d’assaggio restituisce un’immagine nitida e strutturata della produzione etnea contemporanea. Le etichette presentate mostrano un’identità sempre più definita, frutto di una consapevolezza produttiva ormai matura e di un approccio enologico orientato alla valorizzazione delle peculiarità pedoclimatiche. La lettura comparata ha inoltre permesso di cogliere differenze sottili ma significative tra le contrade, confermando il ruolo centrale del terroir nella costruzione del profilo sensoriale dei vini.

Nel dettaglio, i bianchi si distinguono per una matrice fortemente territoriale. La componente minerale, spesso riconducibile a sensazioni di pietra focaia e cenere, si accompagna a una spiccata acidità e a una marcata sapidità, delineando vini di grande tensione gustativa. Di particolare rilievo è la loro capacità evolutiva: l’affinamento in bottiglia consente l’emergere di maggiore complessità, con sfumature più stratificate e una persistenza gustativa ampliata.

I rossi confermano un orientamento stilistico improntato all’eleganza e alla finezza. La trama tannica appare sempre più cesellata, integrata da una freschezza che sostiene la beva senza appesantirla. Ne risultano vini equilibrati, profondi e riconoscibili, capaci di coniugare accessibilità e complessità mantenendo saldo il legame con il territorio di origine.

In crescita anche la tipologia dei rosati, che si sta progressivamente affermando come segmento di interesse. Caratterizzati da cromie brillanti, profili aromatici fragranti e una buona acidità, questi vini mostrano un’impostazione moderna e versatile, adatta a diversi contesti di consumo.

Elemento trasversale a tutte le tipologie è la spiccata vocazione gastronomica. L’equilibrio tra freschezza, sapidità e intensità aromatica consente abbinamenti ampi e articolati, che spaziano dalla tradizione siciliana fino a proposte di cucina fusion.

I NOSTRI ASSAGGI:

Benanti, Contrada Calderara Sottana Etna Rosso 2024

Nel cuore di Contrada Calderara Sottana, sul versante nord dell’Etna, nel territorio di Randazzo, a un’altitudine prossima ai 700 metri s.l.m., prende forma questo Etna Rosso firmato Benanti. Il vigneto, esposto a nord, insiste su suoli di matrice vulcanica particolarmente complessi: substrati pietrosi ricchi di sostanza organica, abbondante presenza di “ripiddu” — frammenti di pomice di piccola pezzatura — e una dotazione minerale elevata, con reazione sub-acida che contribuisce in modo determinante alla definizione del profilo gustativo. Si tratta di un Nerello Mascalese in purezza, allevato da viti di circa 50 anni, capace di tradurre con precisione e rigore le peculiarità pedoclimatiche del versante etneo.

Nel calice, questa origine si traduce in una trama sensoriale nitida e territoriale. L’impatto olfattivo è fine e progressivo: l’apertura è eterea, per poi distendersi su un ventaglio aromatico di piccoli frutti rossi maturi come ciliegia e ribes accompagnati da una speziatura sottile di pepe nero e chiodi di garofano. Emergono poi nuance più profonde che richiamano la natura lavica del suolo, con accenni balsamici e lievi tostature.

L’ingresso al palato è asciutto e diretto, sorretto da una trama tannica ben cesellata, fitta ma elegante. La struttura si sviluppa con coerenza, sostenuta da una viva acidità che conferisce slancio e verticalità alla beva. In perfetto equilibrio tra finezza ed energia espressiva.

Al-Cantàra, Luci Luci Etna Bianco DOC

La cantina Al-Cantàra sita sul versante nord dell’Etna, a Randazzo, come progetto fortemente identitario in cui il vino viene interpretato non solo come prodotto agricolo, ma come forma di espressione artistica e culturale.

Elemento centrale di questa visione è l’estro di Pucci Giuffrida, anima artistica e fondatore del progetto, figura che ha saputo imprimere alla cantina una cifra stilistica riconoscibile e profondamente personale. Il suo linguaggio creativo attraversa ogni aspetto della produzione, dalle etichette alla comunicazione, trasformando ogni vino in un’opera che dialoga con la poesia, la pittura e la cultura siciliana.

 Questa visione trova piena coerenza anche nell’Etna Bianco “Luci Luci”, dove il concetto di luce, già radicato nella tradizione poetica siciliana, viene reinterpretato attraverso una sensibilità contemporanea. L’ispirazione proviene in particolare da un sonetto di Nino Martoglio, “Li me sunetti”, dove la luce assume un valore simbolico e insieme sensoriale, legato ai paesaggi notturni della Sicilia e al loro carattere evocativo.

Questo immaginario luminoso trova una traduzione diretta anche nel profilo sensoriale del vino, che si costruisce proprio su una percezione di luce diffusa e dinamica. Nel calice, il Carricante in purezza si esprime con una brillantezza cromatica che richiama riflessi dorati e paglierini intensi.

Al naso questo vino si apre con un’interpretazione aromatica fine e progressiva, dove la sensazione iniziale è quella di una luce chiara e nitida: fiori bianchi delicati, quasi sospesi, introducono un quadro olfattivo in continuo movimento. La componente fruttata si sviluppa con eleganza su toni di mela gialla croccante e agrumi maturi, per poi espandersi verso sfumature più esotiche di ananas e mango, che aggiungono profondità e calore alla percezione olfattiva.

Al palato il vino si muove con energia controllata, sostenuto da una freschezza vibrante che ne disegna la traiettoria gustativa. La sapidità è precisa e incisiva, contribuendo a dare definizione e luminosità al sorso, mentre la struttura rimane agile e tesa.

La Contrada, Il Matto 2024

Nel contesto della viticoltura etnea contemporanea si distingue la realtà di La Contrada, progetto giovane nato dall’iniziativa di Ludovica Lombardo con un’impostazione chiara: raccontare il territorio attraverso vini essenziali, identitari, capaci di coniugare tradizione e sensibilità contemporanea. La cantina ha sede in Contrada Santo Spirito, area vocata dell’Etna, dove trovano espressione vitigni autoctoni.

In questo quadro si colloca l’Etna DOC Bianco “Il Matto” 2024, ottenuto da Carricante e Catarratto Lucido, due varietà simbolo della viticoltura bianca etnea. Il vino si configura come una lettura nitida del territorio vulcanico, costruita su tensione, precisione e riconoscibilità espressiva. Il profilo olfattivo si apre su un registro floreale elegante, dove emergono fiori bianchi freschi come biancospino, camomilla e ginestra. Il sorso è coerente con il quadro olfattivo, con ritorni agrumati e floreali ben definiti, mentre il finale è lungo, pulito e caratterizzato da una persistenza minerale che allunga la sensazione gustativa.

L’etichetta di “Il Matto” si ispira alla prima carta dei Tarocchi, simbolo di inizio e percorso libero, trasformando il vino in metafora di viaggio e scoperta. Accanto a questo riferimento simbolico si inserisce la figura di “Lola”, la cagnolina che accompagna Ludovica Lombardo nei suoi viaggi. La sua presenza introduce un elemento personale e riconoscibile, che bilancia la dimensione archetipica dei Tarocchi con un dettaglio intimo e quotidiano.

Cantine Patria, Femina Etna Rosso Doc Bio

La visione produttiva di quest’azienda nasce dall’incontro tra memoria familiare e territorio vulcanico: una filosofia che privilegia il rispetto del vigneto, la lettura dei suoli e la valorizzazione delle varietà autoctone, con particolare attenzione al Nerello Mascalese. L’obiettivo è quello di produrre vini che raccontano l’Etna nella sua dimensione più autentica, senza mediazioni superflue, ma con rigore tecnico ed equilibrio stilistico.

All’interno di questo percorso si inserisce il Femina Etna Rosso Bio, vino ottenuto da uve Nerello Mascalese coltivate su suoli lavici a circa 650 metri di altitudine. Si distingue per una semplicità espressiva diretta e riconoscibile, capace di raccontare il territorio con immediatezza ed equilibrio.

Nel calice si presenta con un manto rubino luminoso e trasparente, espressione tipica del Nerello Mascalese etneo. Il profilo olfattivo si apre con eleganza su piccoli frutti rossi freschi, ciliegia e ribes, seguiti da delicate spezie dolci e da una chiara impronta minerale che richiama la matrice vulcanica. Il sorso è equilibrato e scorrevole, sostenuto da una freschezza viva che ne guida la progressione. I tannini sono vellutati, ben integrati, e contribuiscono a una trama gustativa armonica.

Cantine La Contea, Sicania Matador Etna Bianco DOC

Nasce come progetto familiare profondamente radicato nel territorio etneo, frutto di una passione agricola autentica e di una continuità generazionale in cui il sapere della terra si tramanda di padre in figlio. L’azienda si colloca sul versante orientale dell’Etna, in Contrada Santa Venera, nel territorio di Mascali. In questo contesto si inserisce una produzione fortemente identitaria, che trova la sua espressione in un assemblaggio di 80% Carricante e 20% Catarratto Lucido, interpretazione classica della tradizione enologica etnea a bacca bianca.

A completare il progetto vi è una forte componente narrativa e personale: l’etichetta, ideata da Domenico Lombardo, si presenta come una mappa biografica costruita attraverso simboli e riferimenti geografici legati ai viaggi compiuti nel mondo. Ogni elemento grafico corrisponde a un luogo visitato, trasformando la bottiglia in un racconto visivo del vissuto dell’autore.

Nel calice il vino si presenta con una veste luminosa. Il profilo olfattivo si apre su sensazioni marine e iodate, per poi evolvere verso registri più esotici di papaya e passion fruit. La componente aromatica si arricchisce progressivamente di sfumature speziate fini, con cardamomo in evidenza, e di toni agrumati netti di mandarino e scorza d’arancia. Il quadro si completa con note più morbide e floreali, tra miele, tiglio, magnolia, fiori di pesco e ginestra, che donano profondità e complessità.

Al palato il vino si esprime con struttura rotonda e avvolgente, ma sempre sostenuta da una freschezza precisa che ne garantisce equilibrio e scorrevolezza.

Massimo Lentsch, Etna Bianco DOC

Il progetto di Massimo Lentsch si sviluppa nel cuore di Feudo Gabelle, dove i vigneti confinano con un antico palmento, oggi affiancato dalla nuova cantina aziendale. Un luogo in cui la memoria della viticoltura etnea incontra una visione produttiva contemporanea.

Il Carricante, vinificato in purezza, dà vita a un Etna Bianco DOC di grande coerenza stilistica. Al naso si esprime con eleganza misurata: l’apertura è giocata su agrumi freschi e nitidi, seguiti da richiami di mela verde e frutta bianca croccante. Con il tempo emergono sfumature floreali raffinate, come acacia e fiori di campo, accompagnate da leggere note erbacee che richiamano la vegetazione mediterranea. Al palato il vino è teso, scorrevole e ben bilanciato, con una freschezza viva che ne guida la progressione. La struttura è lineare sostenuta da una chiara impronta sapida che dona energia e profondità al sorso.

Alessandro Serughetti, Alba Abisso Etna Bianco Doc 2024

Azienda che nasce dall’incontro tra Alessandro e Loredana, giovani produttori accomunati dal desiderio di interpretare l’Etna attraverso una viticoltura essenziale, radicata e profondamente rispettosa del paesaggio. L’azienda opera sul versante nord del vulcano, in Contrada Dafara Galluzzo, località Rovittello, nel comune di Castiglione di Sicilia, a circa 750 metri di altitudine.

Il vino bianco degustato nasce in questo contesto come interpretazione verticale e luminosa del territorio. Il nome “Abisso” rappresenta un doppio rimando: da un lato la profondità del calice e la sensazione di immersione sensoriale che il vino restituisce alla degustazione; dall’altro la discesa ideale nelle stratificazioni del suolo vulcanico, dove il carattere del Carricante si definisce tra luce e profondità. “Alba” invece richiama la prima impressione del vino, la sua trasparenza iniziale e la luminosità che ne anticipa la lettura aromatica.

La fermentazione in cliver di ceramica contribuisce a preservare tensione, integrità e precisione varietale, mantenendo il profilo del vitigno puro, senza mediazioni. Nel calice si esprime con un colore brillante, attraversato da riflessi luminosi. L’impatto olfattivo è fine e progressivo: inizialmente si apre su fiori bianchi nitidi, tra biancospino e fiori d’arancio, che introducono con naturalezza un ventaglio agrumato preciso, dove limone fresco, cedro e scorza di mandarino disegnano una trama chiara e verticale.

Con l’ossigenazione il vino sembra “scendere in profondità”, rivelando una dimensione più complessa: emergono note iodate e saline, che evocano vento marino e aria di alta quota, insieme a un’impronta minerale di pietra focaia. Al palato l’ingresso è teso, lineare, immediatamente vibrante. Il sorso si sviluppa con grande pulizia, sostenuto da una freschezza incisiva che ne guida la progressione.

Colledolce, Nirìa Etna Rosso DOC 2022

Il progetto Colledolce si configura come una realtà familiare profondamente radicata sul versante settentrionale dell’Etna, condotta da Francesco e Andrea Peluso. I vigneti si estendono in Contrada Montedolce, a circa 700 metri di altitudine, in un paesaggio di matrice vulcanica dove convivono suoli lavici e parcelle storiche, con presenze di vigne centenarie che custodiscono una memoria agricola autentica.

Nirìa”, ottenuto da Nerello Mascalese in purezza, nasce all’interno di questa visione e porta con sé anche una dimensione affettiva profonda: il nome richiama infatti il soprannome con cui il nonno Andrea era conosciuto in ambito familiare, figura discreta e centrale nel legame con la terra.

Nel calice si esprime con un profilo elegante e misurato, di grande equilibrio espressivo. Il bouquet si apre con finezza su piccoli frutti rossi freschi, in particolare ciliegia e lampone, accompagnati da delicati accenti floreali e da una speziatura sottile, appena accennata.

L’assaggio è armonico e scorrevole, sostenuto da una freschezza viva ma ben integrata, che conferisce slancio e verticalità alla progressione gustativa. La trama tannica è fine, setosa, perfettamente levigata, mentre la sapidità si inserisce con discrezione, amplificando la definizione del sorso senza interromperne la fluidità. Il finale è elegante e persistente, con ritorni minerali e fruttati di grande pulizia.

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