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Cena OFF ad Acquapazza: emozioni, sapori e vini Firriato in un racconto senza confini

L’armonia di Sicilia e Oriente nei piatti dello chef Alessandro Foti accompagnata dai vini dell’azienda vitivinicola Firriato, essenza di gusto e territorio

C’è un appuntamento che, ad Acquapazza, non è mai stato solo una cena. La Cena OFF è diventata nel tempo un vero e proprio rito gastronomico, così atteso da spingere, quest’anno, a un’eccezione: un doppio appuntamento. Un segnale evidente di quanto questo evento sia entrato nel cuore degli ospiti, trasformandosi in un’esperienza da vivere e condividere, più che in una semplice serata a tavola.

Tradizionalmente proposta una sola volta l’anno, la Cena OFF rappresenta il momento più intimo, creativo e sperimentale del ristorante Acquapazza, affacciato sul mare di Santa Tecla, ad Acireale. Un format esclusivo, rigorosamente fuori menù, ideato dai patron Valentina e Rosario, che insieme allo Chef Alessandro Foti e al Sommelier Salvo Di Bella hanno costruito nel tempo un dialogo profondo e autentico tra cucina e vino, fondato su sensibilità, ricerca e rispetto assoluto della materia prima.

La Cena OFF nasce proprio con Salvo Di Bella, sommelier di grande eleganza umana e professionale, capace di raccontare il vino come esperienza emotiva e culturale. Per Salvo, il vino non era mai un semplice accompagnamento, ma un elemento pensato su misura, quasi sartoriale, capace di valorizzare il piatto senza sovrastarlo, di accompagnare il gesto dello chef e di amplificare l’emozione dell’assaggio. In sala, Salvo non si limitava a spiegare: creava connessioni, rendendo ogni degustazione un’esperienza culturale, intima e memorabile.

Dopo la sua scomparsa, i titolari Valentina e Rosario hanno scelto di continuare questo progetto anche e soprattutto in sua memoria, trasformando la Cena OFF in un atto di continuità e di profondo affetto. Un modo per onorare una visione che ancora oggi guida il format, mantenendone intatto lo spirito: quello di una cucina che dialoga con il vino e di un vino che continua a raccontare, con rispetto e delicatezza, l’eredità lasciata da Salvo Di Bella.

Oggi questa visione vive grazie a Mariagrazia Barbagallo, moglie di Salvo, vicepresidente AIS Sicilia e delegata AIS Catania, che accompagna gli ospiti lungo il percorso enologico. Il suo racconto restituisce al vino la dimensione voluta da Salvo: non tecnica fine a sé stessa, ma esperienza, territorio e memoria. Accanto a lei, quest’anno, Roberto Raciti sommelier e brand ambassador della cantina Firriato, ha contribuito al racconto della serata, portando in sala la filosofia e l’identità di una delle realtà vitivinicole più prestigiose della Sicilia.

Fondata negli anni Ottanta da Salvatore e Gabriella Di Gaetano, Firriato nasce con una visione chiara e pionieristica: valorizzare i vitigni autoctoni siciliani e i diversi territori dell’Isola attraverso una viticoltura di qualità, rispettosa e profondamente legata al concetto di terroir. Nel tempo, la cantina ha costruito un vero e proprio mosaico vitivinicolo, articolato in più tenute che raccontano le molte anime della Sicilia. Dalla Sicilia occidentale di Baglio Sorìa, cuore storico della produzione, ai vigneti dell’Etna con la tenuta Cavanera, fino alle isole minori come Favignana e Salina, ogni progetto nasce per interpretare in modo autentico suolo, clima e vitigni.

Particolare rilievo ha la presenza sull’Etna, dove i vini di Cavanera si distinguono per precisione, eleganza e mineralità, espressione diretta di altitudini elevate, forti escursioni termiche e suoli lavici unici al mondo.

Il vino diventa così protagonista quanto la cucina, grazie a una selezione accurata di cinque etichette Firriato, scelte per dialogare con il concept della serata.

Al centro dell’esperienza resta la cucina dello chef Alessandro, una cucina consapevole, identitaria. La sua mano parte dalla materia prima siciliana, selezionata con estrema attenzione, per poi aprirsi a contaminazioni misurate e rispettose. Tecnica, passione e conoscenza del prodotto convivono in una proposta gastronomica che non perde mai il contatto con il territorio.

Il concept dell’edizione di quest’anno è stato un viaggio gastronomico ispirato all’Asia, un percorso elegante in cui profumi, acidità, dolcezze e spezie orientali hanno incontrato ingredienti e preparazioni siciliane, senza forzature, ma attraverso un dialogo armonico e naturale.

La serata si è aperta con un amuse-bouche di ostrica Gillardeau condita all’asiatica, un’esplosione marina pura e setosa, attraversata da note umami fresche e leggermente speziate.

La triglia in crosta di pane panko, croccante all’esterno e morbida all’interno, dialoga con la nota aromatica del cavolfiore e con l’acidità delle gocce di vino rosso, creando contrasti di texture e un equilibrio tra dolcezza e freschezza. La tartare di scampo con melone gialletto regala una freschezza immediata, con la dolcezza del melone che esalta la delicatezza del crostaceo. La tartare di ricciola con frutti di bosco e menta offre invece un gioco di contrasti più audaci: la grassezza del pesce viene bilanciata da note vegetali e fruttate, mentre la menta rinfresca il palato e prolunga la persistenza aromatica.

Il calamaro marinato con coulis di mango e melograno combina dolcezza e acidità esotica, mentre i cubi di pesce San Pietro alla siciliana, accompagnati da trunzo delle Aci e maionese al limone verdello, riportano il racconto al territorio, con sapori netti e intensi che rimandano al mare e alla tradizione. Chiude gli antipasti il souté di cozze con latte di cocco e coriandolo, una preparazione dalla cremosità profumata, in cui mare e Oriente si incontrano senza mai sovrastare la sapidità del mollusco.

Ad accompagnare questa prima parte del percorso è il Gaudensius, Nerello Mascalese spumantizzato in bianco nella cantina di Cavanera sull’Etna. Ottenuto secondo il metodo blanc de noir, esprime uno stile elegante e preciso: la bollicina fine e persistente apre il sorso con freschezza e slancio, mentre al naso emergono profumi di agrumi, fiori bianchi e leggere note di crosta di pane, ideali per sostenere le sensazioni marine e iodate degli antipasti.

Con i primi piatti il racconto si fa più strutturato. Il riso Vialone Nano con gambero gobbetto, asparagi e bisque all’arancia sorprende per equilibrio e persistenza, con la dolcezza del gambero e l’acidità agrumata dell’arancia.

A seguire, i tortelli ai carciofi con capesante, caviale e brodo di frutti di mare caratterizzati da morbidezza, sapidità marina e profondità aromatica perfettamente bilanciata.

In abbinamento entra in scena il Bayamore Bianco, blend di Chardonnay, Inzolia e Viognier. Al naso frutta a polpa bianca e agrumi, arricchiti da una trama floreale elegante. I sentori balsamici dell’Inzolia si fondono con le note tropicali dello Chardonnay e con le sfumature di gelsomino, albicocca, pesca e caprifoglio apportate dal Viognier. Al palato emerge un’interessante mineralità, capace di accompagnare con naturalezza i piatti e valorizzarne ogni sfumatura.

Accanto al Bayamore, il Santagostino Baglio Sorìa Bianco, vino iconico di Firriato, porta il percorso su una dimensione più profonda e strutturata. Blend di Catarratto e Chardonnay, sostiene con equilibrio e finezza la complessità dei primi piatti.

Il secondo piatto, spiedino di sogliola con salsa Kabayaki, cavolo cappuccio e sesamo nero, sintetizza perfettamente la filosofia della serata. La delicatezza della sogliola incontra la dolcezza umami della salsa, mentre cavolo cappuccio e sesamo nero aggiungono croccantezza e aromaticità.

In abbinamento, il Cavanera Contrada Verzella Etna Bianco DOC interpreta con rigore e precisione l’anima del vulcano. L’unione di Carricante e Catarratto dà vita a un bianco teso ed essenziale, dalla grande pulizia espressiva. Il sorso è verticale, scandito da una mineralità netta e da una freschezza misurata, capace di accompagnare la sogliola e la salsa Kabayaki senza sovrastarle.

Il dessert, scrigno al pistacchio con la sua salsa e scaglie di cioccolato bianco, chiude la cena con eleganza e golosità. La cremosità del pistacchio si fonde con la dolcezza del cioccolato bianco in un equilibrio che conquista senza eccessi. Trova il suo completamento con L’Ecrù, elegante espressione di Zibibbo, un vino che lavora su finezza e continuità gustativa, accompagnando il dolce con discrezione e compostezza.

La Cena OFF di Acquapazza continua così a essere molto più di un evento gastronomico: è attesa, emozione e racconto, vissuto in una sala elegante affacciata sul mare di Santa Tecla, dove il rumore delle onde accompagna ogni calice.

Culture & Terroir Magazine
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