Ci sono masterclass che organizzano lo sguardo ed ordinano il pensiero. Il confronto fra Brunello di Montalcino 2011 e 2021, guidato da Gabriele Gorelli MW, appartiene a questa categoria: non un semplice esercizio comparativo, ma una lettura a più livelli di ciò che rende Montalcino unico e riconoscibile.
Il punto di partenza è chiaro: il Brunello non nasce mai da un’unica formula. Nasce invece da una straordinaria pluralità di paesaggi, esposizioni, altitudini e suoli, in un territorio che cambia volto in pochi chilometri e costruisce un mosaico viticolo di rara precisione. È qui che il Sangiovese, il vitigno a bacca nera più piantato in Italia, trova la sua espressione più iconica, perché solo a Montalcino diventa Brunello.
La forza della denominazione sta proprio in questa leggibilità del territorio, ogni quadrante imprime un ritmo diverso alla vite e al vino. Non è solo una questione di clima, ma di relazione continua fra geologia, riserva idrica, luce, ventilazione e tempi di maturazione.

Anche per questo il Consorzio del Brunello di Montalcino ha superato il sistema simbolico delle annate, adottando Brunello Forma, un modello di analisi oggettivo e data-driven che integra geologia, topografia, mappa dei vigneti, dati climatici, raccolti da 60 stazioni meteorologiche e valutazioni chimiche e organolettiche sui vini certificati Oggi il Consorzio, che ha visto il debutto del nuovo direttore Guglielmo Ascheri, riunisce 219 soci e rappresenta oltre il 98% della produzione della denominazione, a conferma del peso e della coesione del sistema Montalcino
“Siamo molto fortunati ad avere tutti questi punti di vista e a poter degustare tutti questi paesaggi in termini di suolo, clima e naturalmente stile di ogni produttore. Ciò che è molto importante -come ha ricordato il presidente del Consorzio Bartolommei– è il modo in cui stiamo guardando concretamente alle annate”.

L’annata 2011
Letta con questa lente, l’annata 2011 appare come il racconto di una stagione calda e siccitosa, segnata da piogge complessivamente scarse e soprattutto mal distribuite. Un inverno asciutto, una primavera calda, il picco pluviometrico concentrato in giugno e poi il crollo delle precipitazioni fino all’azzeramento di agosto hanno messo la vite di fronte a una sfida severa: affrontare il calore proprio nel momento più delicato, con vendemmie spesso anticipate e una maturazione che non sempre ha seguito un percorso lineare.
Eppure il 2011, nel bicchiere, smentisce ogni lettura semplicistica. In diversi vini degustati, da Corte Pavone a Tenute Silvio Nardi, fino a Campogiovanni, abbiamo apprezzato espressioni ancora integre e profonde, dove il tempo di bottiglia ha agito come un alleato, distendendo le durezze iniziali e restituendo oggi profili più leggibili, balsamici, a tratti sorprendenti. È un millesimo che in gioventù poteva apparire severo o contratto, ma che ha saputo trovare nel tempo un suo assetto, soprattutto quando acidità, tannino e legno hanno raggiunto un equilibrio dinamico.
E’uno dei concetti più fertili emersi dalla degustazione. Nel Brunello non conta soltanto la compostezza del sorso, ma la sua capacità di restare in movimento: l’acidità che attiva il palato, il tannino che lo ripulisce, la sapidità che invita al sorso successivo. In questa chiave, vini come Sesti 2011 hanno mostrato come anche un’annata calda possa consegnare profondità, slancio e tenuta, con un frutto ancora ben integrato, quando il sito e la mano del produttore sanno governare lo stress climatico,. Ugolforte di San Giorgio si articola su sfumature ferrose e di sottobosco, con buona freschezza e chiusura calorica leggermente astringente. Tenuta Luce si distende su un profilo fresco e scattante, con un tratto vegetale ben percepibile e un finale appena amaricante.

L’annata 2021
Se il 2011 è il racconto di una prova superata con il tempo, il 2021 appare invece come la dimostrazione di una misura quasi slanciata, pur dentro un contesto climatico complesso. La stagione è stata asciutta, con un ciclo vegetativo segnato da una forte riduzione delle piogge rispetto alla media storica, ma decisiva è stata la distribuzione delle precipitazioni: gli apporti estivi, soprattutto in agosto, hanno evitato derive estreme e aiutato la vite a ritrovare equilibrio. Il gelo primaverile, inoltre, ha ridotto il carico produttivo e ha inciso in modo determinante sul profilo finale dei vini.
Il risultato è un’annata 2021 che un panel internazionale di otto Masters of Wine ha descritto con parole come “fragrante”, “definita” e “verticale”, che restituiscono bene l’idea di Brunello emersa in degustazione. L’integrazione di questi tre elementi porta alla definizione di un “vintage insight” e di una vera e propria dichiarazione di personalità del millesimo, che può poi essere letto e interpretato a ritroso. Se il 2011 tendeva inizialmente a tannini più fermi e quadrati, il 2021 appare invece più croccante, slanciato e vibrante, con una tensione interna che lascia intuire un orizzonte evolutivo molto promettente.
Castelgiocondo di Frescobaldi ha restituito una lettura nitida e immediata dell’annata; San Giorgio ha mostrato un volto più scuro, nervoso ed energico; Sesti ha ribadito una profondità di impianto classico ma vivace, con tannini dinamici e vena salina; Paesaggio Inatteso di Camigliano ha lavorato su una cifra più scolpita e “di status”, ma ben equilibrata da una freschezza integrata; Fattoi ha convinto per energia e densità del sapore; Cortonesi Poggiarelli ha chiuso il percorso su un registro moderno, ben teso e incisivo. Sei interpretazioni diverse, tutte però attraversate da quella linea comune di freschezza e definizione che rende il 2021 così promettente.

È forse questo il punto più interessante della sfida del decennio: capire che a Montalcino non esiste la grande annata in astratto, ma esiste la grande annata quando il territorio viene letto nel modo giusto. Il 2011 insegna che il tempo può rimettere in asse millesimi inizialmente spigolosi; il 2021 mostra invece quanto una stagione asciutta, se ben compensata da escursioni termiche, piogge nei momenti cruciali e rese più contenute, possa generare Brunello di straordinaria precisione.
Ne esce l’immagine di una denominazione sempre più consapevole, capace di raccontarsi con strumenti scientifici senza perdere il fascino del paesaggio e della sensibilità gustativa. Brunello Forma non sostituisce l’emozione dell’assaggio, ma la rende più leggibile, più condivisibile, più contemporanea, E soprattutto conferma una verità che nel calice si avverte con chiarezza: a Montalcino lo stile non è mai disgiunto dalla longevità, e l’equilibrio non è statico, ma una forma viva del tempo.
La masterclass di Gabriele Gorelli MW ha messo a fuoco un dato centrale per Montalcino: la grande annata si realizza quando clima, suolo e stile produttivo trovano un punto di equilibrio leggibile anche nel tempo. Nel confronto fra 2011 e 2021 emerge così un Brunello capace di trasformare la complessità del territorio in eleganza, tensione e longevità.



























