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Bolle in Vigna 2026: un rito collettivo che si rinnova

Monte Gorna ci ha regalato quella luce obliqua che sul versante sud-est dell’Etna annuncia le sere più belle dell’estate. Qui Tenute Nicosia ha aperto per la settima volta le porte di Bolle in Vigna

C’è un appuntamento che da anni intreccia il racconto del Metodo Classico etneo con la vocazione più autentica del vulcano: quella di essere, prima ancora che montagna, un affaccio sul Mediterraneo, e non solo. I momenti che hanno preceduto Bolle in Vigna sono stati scanditi da un press tour che ha condotto stampa nazionale e internazionale attraverso i paesaggi dell’Etna, nel cuore della produzione di Tenute Nicosia. Un itinerario pensato per raccontare il territorio prima ancora del calice: le colate laviche che diventano materia prima per i terrazzamenti, l’altitudine che scolpisce l’acidità dei vini, la storia di una viticoltura che qui si fa, letteralmente, eroica. Un modo per arrivare alla sera dell’evento con lo sguardo affascinato da quella luce unica, e il palato pronto a coglierne le sfumature.

Daniela Scrobogna

Ogni edizione di Bolle in Vigna sceglie di guardare le bollicine da un’angolazione inedita. Quest’anno il tema è stato “Spumanti Vista Mare”, che più di un tema è il racconto di una sfida vincente. Un invito a sfatare l’idea che il grande Metodo Classico appartenga solo ai climi continentali. Vigneti costieri, isole, affinamenti sottomarini: la rassegna ha voluto non solo allietare i numerosi partecipanti, ma dimostrare come la brezza salmastra, i terroir vulcanici e le note iodate possano diventare firma sensoriale tanto quanto l’altitudine e l’escursione termica.

Maria Carella

Dopo i saluti del sempre impeccabile padrone di casa Graziano Nicosia, e di Francesco Chittari per l’associazione Spumanti dell’Etna, a guidare il pubblico in questo viaggio d’estate è stata Daniela Scrobogna, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Italiana Sommelier, con una masterclass in degustazione alla cieca su otto etichette provenienti da isole, coste mediterranee, oceani lontani e cantine subacquee. Un esercizio di gusto che ha spostato l’attenzione dal “dove nasce il vino” al “che rapporto ha con l’acqua del mare che lo circonda” — domanda (…e risposta!) tutt’altro che scontata, e proprio per questo capace di tenere l’attenzione della sala, calice dopo calice.

Il blind tasting ha visto protagoniste otto etichette, capaci da sole di restituire la geografia del tema:

  • Lunae — Metodo Classico Millesimato Brut Cuvée 2020 (vermentino e albarola)
  • Tenute Nicosia — Sosta Tre Santi 60 Mesi (carricante)
  • Desiderius Pongrácz — Method Cap Classique, Sudafrica (Pinot Noir, Chardonnay)
  • Gorghitondi — Millesimato Rosé, Brut Nature (pinot nero)
  • El Grifo — Riserva 2022, Malvasia Volcánica, Canarie
  • Tenute Nicosia — Sosta Tre Santi Extra Brut Rosato Millesimato (nerello mascalese)
  • Chloé Marie Cottakis — Champagne “-52” (pinot nero)
  • Tommasone — Ischia Bianco Spumante “Underwater”, (50% Biancolella e 50% Forastera) primo Metodo Classico del Sud Italia con affinamento sottomarino

Un percorso -impreziosito dal contributo in presenza dei rappresentanti di Jamin UnderWaterWines, dell’enologo Tonino Guzzo per Gorghi Tondi, e dell’enologa Maria Carella che in questi anni ha guidato la crescita internazionale di Tenute Nicosia- che ha attraversato tre continenti e altrettante filosofie di affinamento, dalle rese vulcaniche delle Canarie alle profondità dello Ionio e del Tirreno, fino alle coste iconiche del Sud Africa, confermando come il mare, più che un limite, sia un moltiplicatore di stile per il Metodo Classico contemporaneo.

Tonino Guzzo

Le prime luci della sera dettano il cambio di registro. La tradizionale sciabolata di benvenuto ha dato il via al Sosta Tre Santi Party, e con essa la serata si è aperta a centinaia di persone arrivate da tutta la Sicilia e non solo per festeggiare, nel modo più conviviale possibile, l’estate sull’Etna.

Ai banchi d’assaggio, il racconto del mare è proseguito con coerenza: le ultime sboccature della linea Sosta Tre Santi di Tenute Nicosia — Blanc de Noirs, Blanc de Blancs e Rosé — hanno dialogato con gli Etna DOC di Monte Gorna e Monte San Nicolò, mentre le etichette di Jamin UnderWaterWines, affinate sott’acqua in collaborazione con centri di ricerca universitari, hanno offerto ai presenti un’esperienza degustativa quasi sperimentale. Ferrari Trento, ha portato da consuetudine l’eleganza delle bollicine trentine, in un parallelo a distanza che ha arricchito, invece di sovrapporsi, l’identità etnea della rassegna. La selezione di DalleVigne, ha completato il quadro con etichette di champagne e vini nazionali e internazionali.

Spumanti Vista Mare

Non c’è festa etnea senza tavola, e “Bolle in Vigna” lo sa bene. Lo Chef Salvo Baudo e la brigata de L’Osteria di Cantine Nicosia hanno guidato un’area food corale, affiancati da alcuni dei nomi più interessanti della ristorazione siciliana: il pane artigianale di Forno Biancuccia, la pizza d’autore di Lele Scandurra con L’Evoluzione POP, la proposta del Ristorante Zàgarà con chef Massimiliano Romano, le conserve ittiche di Testa Conserve e i salumi e formaggi storici portati da Altagamma Gran Tour del Gusto. A completare il quadro, il mixology corner firmato Gin Ionico. Sul fronte dell’intrattenimento, le performance live della compagnia Cafè Express e il Talking Corner di Living in The City hanno tenuto viva la serata fino al DJ set, che ha accompagnato gli ospiti ben oltre la mezzanotte.

Alla settima edizione, Bolle in Vigna conferma la propria natura di appuntamento identitario per l’Etna: un momento in cui la ricerca enologica — quest’anno declinata nel dialogo tra vulcano e mare — si fa festa collettiva, senza perdere la profondità che la contraddistingue. Tra un calice e l’altro, tra la masterclass del pomeriggio e il DJ set di mezzanotte, Contrada Monte Gorna ha raccontato ancora una volta perché l’Etna, con le sue bollicine, meriti un posto speciale anche in un viaggio insolito e sorprendente tra territori estremi e spumanti rari.

Culture & Terroir Magazine
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