C’è un punto, in una cena di alta cucina, in cui i confini smettono di avere peso e il gusto diventa linguaggio comune. È successo ad Acireale, al ristorante Alloro, inserito nella Guida Michelin 2026, dove ha preso forma il primo appuntamento di “Sinergie d’Autore”. Il progetto nato in condivisione con Magatama si è presentato come una dichiarazione d’intenti: un incontro consapevole incentrato sulla tradizione, contemporaneità e contaminazione. Due visioni culinarie ben definite, chiamate a dialogare senza rinunciare alla propria identità.

L’avvio della serata ha subito chiarito il registro del dialogo, in una presentazione introdotta dal nostro direttore editoriale Paolo Li Rosi. L’amuse-bouche ha messo in scena un contrasto netto di temperature e consistenze. Il Taco di gambero rosso realizzato dalla cucina di Alloro ha colpito per la sua freschezza croccante, con la tendenza dolce del crostaceo attraversata dalla spinta decisa dello jalapeño. In una combinazione di grande equilibrio il tonno scottato dalla texture morbida e avvolgente, è arricchita dal tartufo nero che ha aggiunto persistenza aromatica.

L’antipasto firmato Magatama diventa una chiave di lettura della sua cucina. Il carpaccio di ricciola è essenziale, costruito su un taglio netto e preciso che mette al centro la purezza del pesce. La salsa ponzu interviene con un’acidità misurata, pensata per accompagnare mentre la maionese al wasabi lavora in profondità, con un piccante elegante e progressivo che allunga il gusto senza mai dominarlo.

Emerge poi la visione gastronomica di Alloro firmata dallo chef Salvo Sardo, radicata nel territorio e nella memoria. Una cucina che parte dal gusto, dalle contaminazioni, dalla materia prima siciliana, e che trova nella tecnica uno strumento per rendere attuale ciò che appartiene al passato. Nei suoi piatti il sapore è sempre pieno, riconoscibile, calibrato, pensato per durare nel tempo. I cappellacci di arrosto di manzo ne sono l’espressione più chiara: un ripieno intenso che richiama gesti antichi, sostenuto da una fonduta di formaggi siciliani che avvolge il palato e da una riduzione alla senape che introduce una tensione vibrante, capace di spostare il piatto fuori dalla nostalgia.

Il cambio di ritmo è arrivato con il lavoro sull’impasto di Giuseppe Pavone. La sua idea di pizza parte da un approccio tecnico e ricercato: selezione delle farine, gestione delle fermentazioni, controllo dei tempi e delle temperature. La sua Pizza nel Ruoto ha raccontato una panificazione antica, fatta di tempi lunghi e struttura. La base, croccante all’esterno e soffice al cuore, ha accolto un condimento che parla il linguaggio del Mediterraneo: la sapidità delle alici di Sciacca, la dolcezza del datterino giallo e la complessità dell’aglio nero, in un equilibrio costruito su fermentazioni e umami.

Il momento in cui le due anime si incontrano senza sovrapporsi è il baccalà in tempura realizzato dallo chef Sardo. La frittura, leggera e precisa, è espressione della tecnica giapponese, attenta e misurata. La salsa alla ghiotta riporta immediatamente alla Sicilia, con la sua intensità e i suoi profumi. I cavuliceddi, con il loro amaro persistente, chiudono il piatto, lasciando una traccia lunga e riconoscibile.

La conclusione è affidata a “Tiramisù o’clock!”, un dessert realizzato a quattro mani che racconta perfettamente il dialogo tra le due cucine. Alla base una crema al mascarpone morbida e avvolgente, arricchita da un crumble di cous cous inserito all’interno di una sfera di pasta sfoglia che aggiunge croccantezza e struttura.
Un finale coerente con il percorso della serata, che celebra la contemporaneità gastronomica: due visioni distinte che si incontrano, si contaminano senza perdere la propria identità, valorizzando i prodotti e trasformando la tecnica in espressione creativa. Buona la prima, ed appuntamento per tutti alla seconda tappa di “Sinergie d’Autore” il 26 gennaio da Magatama.



























