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Alloro ad Acireale, un viaggio di stile tra accoglienza sartoriale e racconto del gusto

Design, territorio e ispirazioni internazionali, la cucina di Alloro trasforma ogni piatto in un gesto d’amore. Un ristorante che accoglie come una casa e sorprende come un viaggio

Nato nel 2022 nella cittadina barocca di Acireale, Alloro non è semplicemente un ristorante ma un’esperienza sensoriale in cui convivono armoniosamente estetica, gusto e accoglienza. Sito lungo una delle arterie storiche più suggestive della città, è incorniciato da un palazzo di fine Settecento la cui facciata è decorata da iconici mascheroni che sorreggono gli antichi balconi.

Dietro questa realtà si celano le visioni di due creativi Vincenzo Orifici e Matteo Grassi Bertazzi: imprenditori e artisti. La passione condivisa per la cucina e per la bellezza si è trasformata nel corso degli anni in un progetto in cui l’estetica non è mai fine a sé stessa, ma dialoga con l’arte e la cultura enogastronomica.

Vincenzo Orificie Matteo Grassi Bertazzi – Ph. Credit Natale De Fino

Da Alloro infatti, ogni dettaglio è pensato per far sentire il cliente non come un semplice avventore ma come un ospite accolto in casa, guidato in un viaggio enogastronomico che abbraccia il concetto di scoperta, eccellenza e benessere. L’ospitalità qui è un valore primario, un gesto curato e sincero, quasi sartoriale, in cui l’interazione tra lo spazio e chi lo abita diventa parte integrante dell’esperienza.

Gli interni, curati nei minimi particolari da Vincenzo e Matteo, riflettono un’estetica contemporanea e personale, in continuo dialogo con l’identità architettonica della città. Le palette cromatiche, ispirate alle tonalità calde della pietra lavica e dell’arenaria locale, costruiscono un’atmosfera calda e sofisticata, dove ogni elemento d’arredo – dalle luci ai materiali – è pensato per evocare un senso di intimità e continuità.

Sala – Ph. Credit Natale De Fino

L’oro dei quadri – alcuni firmati da Vincenzo Orifici – illumina lo spazio, che accoglie fino a 25 coperti in un’atmosfera intima.I tavoli, impreziositi da una mise en place essenziale, dialogano armoniosamente con il soffitto, decorato da specchi sospesi che moltiplicano luci e riflessi, generando un gioco visivo dinamico. Il pavimento, caratterizzato da una superficie tridimensionale, contribuisce a creare un effetto ottico che amplifica la percezione dello spazio e rafforza quella sensazione di fluidità e accoglienza.

In questo contesto elegante e immersivo prende forma la cucina di Alloro, raffinata e sensibile, che quest’anno ha visto il suo ingresso nella Guida MICHELIN Italia 2025, segno di una proposta gastronomica matura e riconosciuta. A rappresentarla simbolicamente è proprio l’alloro – ingrediente che dà il nome al ristorante – scelto come filo conduttore di un’esperienza gastronomica che racconta il territorio con rispetto e creatività.

Pianta aromatica dalle origini antichissime, utilizzata fin dall’antichità per le sue proprietà purificatrici e simbolo di sapienza, nobiltà e rinascita, l’alloro è da sempre parte integrante della cucina mediterranea – soprattutto siciliana – dove accompagna cotture lente, brodi, arrosti e conserve con discrezione e profondità. Nella cucina di Alloro, le sue foglie profumate e balsamiche non sono solo un aroma, ma un segno di riconoscibilità e di stile: capaci di esaltare i sapori senza mai coprirli, diventa così ingrediente narrativo, simbolo di equilibrio tra passato e presente, tra tecnica e calore familiare.Si incontra all’inizio del percorso nel pane e ritorna alla fine, nella piccola pasticceria, come una firma silenziosa ma eloquente.

Un luogo dunque in cui la cucina si fa linguaggio, la sala diventa accoglienza e il design emozione. La cucina di Alloro non insegue l’effetto speciale, ma l’essenza. Quest’ultima risiede nella centralità della materia prima su cui si basa la narrazione gastronomica firmata dallo chef Salvo Sardo: un racconto senza dogmi, libero, che prende le mosse dalla Sicilia per aprirsi al mondo.

Chef Salvo Sardo– Ph. Credit Natale De Fino

Nato e cresciuto in Sicilia, Salvo Sardo unisce solide radici a un respiro internazionale all’interno di un percorso ricco e sfaccettato. Le sue importanti esperienze – dalle Bahamas alla lunga collaborazione con Giorgio Locatelli nelle cucine di Ronda Locatelli a Londra e Dubai fino al ritorno nella natia Sicilia – lasciano tracce riconoscibili nei sapori, nelle tecniche e nelle contaminazioni. La terra d’origine è insieme punto di partenza e di arrivo, cornice costante di una visione che accoglie, rielabora, restituisce.

Sardo non stravolge la materia prima, la ascolta. La trasforma con rispetto, lasciandole raccontare storie che evocano memorie e paesaggi, tra suggestioni lontane e legami profondi con il territorio. È così che i suoi piatti diventano capitoli di un itinerario sensoriale: ogni portata riflette una tappa, un incontro, una contaminazione vissuta e rielaborata con coerenza.

“Il mio desiderio è quello di accogliere, sorprendere con discrezione e far venire voglia di tornare – ha dichiarato lo chef Salvo Sardo. – Ogni piatto nasce con l’intento di offrire un momento di semplicità e calore, come un abbraccio gentile che lascia un ricordo sincero e duraturo.”

L’innovazione non è fine a sé stessa per lo chef Salvo Sardo, ma si intreccia con la memoria e la consapevolezza di un’evoluzione che racchiude un’esperienza gastronomica pensata per coinvolgere tutti i sensi, in una progressione che stimola: l’olfatto – l’esperienza inizia ancor prima dell’assaggio, con profumi definiti e calibrati, spesso dominati da note erbacee, agrumate o affumicate, che stuzzicano la curiosità e anticipano il contenuto; la vista – ogni piatto è un esercizio di estetica gastronomica con proporzioni, colori e texture studiati nei dettagli. Il gusto – il palato è guidato da un equilibrio tra sapidità, acidità, dolcezza e grassezza; il tatto – la morbidezza di una crema e la resistenza di una crosta, ogni dettaglio tattile completa la mappa sensoriale dell’assaggio.

Il ristorante propone due percorsi: un menu degustazione da quattro o sei portate e, per chi desidera un’esperienza più libera, la possibilità di scegliere à la carte, componendo il proprio viaggio gustativo secondo desiderio e curiosità. Il tutto accompagnato da una carta dei vini ben strutturata per tipologia – spumanti, bianchi, rosati e rossi – e per aree geografiche, con un focus sulle etichette italiane d’autore e una presenza selezionata di referenze francesi.

Per voi abbiamo provato il menu degustazione composto da sei portate, costruito come un viaggio coerente frutto di ricerca, sperimentazione e ascolto.

Colazione per cena– Ph. Credit Natale De Fino

L’amuse-bouche “Colazione per cena” è un omaggio giocoso e concettuale alla tipica colazione siciliana, trasformata in chiave salata e fine dining, mantenendo la forza simbolica degli elementi.

La cena si apre con un “cappuccino” di parmigiana di melanzane, servito in tazza. L’effetto visivo è quello di un vero cappuccino, ma il gusto è un omaggio autentico e sorprendente ai sapori iconici della parmigiana siciliana.

Un cannolo salato farcito con baccalà mantecato e granella di pistacchio, dove la croccantezza della cialda e la cremosità della farcia si completano tra dolcezza, sapidità e aromaticità. Granita di gelsi al burro con brioche. Un incontro tra freschezza e cremosità: la granita di gelsi neri, intensa e lievemente acidula, viene avvolta dalla rotondità del burro, che ne amplifica la morbidezza al palato. A completare il morso, l’immancabile brioche.

Segue un piccolo iris salato croccante, con un cuore di stracotto di manzo cotto lentamente al barbecue: sapori decisi, affumicati e profondi che si fondono in un ripieno succulento. La panatura dorata dell’iris, leggera e croccante, crea una piacevole tensione tra la rusticità del barbecue e la delicatezza della lavorazione, per un risultato che bilancia perfettamente intensità e comfort food.

Un’idea nuova, pensata per sorprendere proprio quando non ci si aspetta nulla di più che un inizio.
Un assaggio che gioca con l’immaginario collettivo, evocando memorie rassicuranti ma declinate con intelligenza e ironia, e che riesce a raccontare sin da subito la personalità del ristorante: accogliente, creativo, radicato ma mai prevedibile.

«Abbiamo voluto raccontare la Sicilia a modo nostro, partendo dalla colazione – momento iconico e identitario – trasformandolo in amuse-bouche. Un’idea che ha richiesto studio e prove continue, ma che oggi sintetizza perfettamente chi siamo: legati alla tradizione ma aperti al mondo, sempre con semplicità e armonia» ha dichiarato Salvo Sardo, chef di Alloro.

Pizza fritta in sfoglia, Cavolo Trunzo in sfoglia essiccata al forno, grissini al sesamo, pane all’alloro e olio extravergine, ad accompagnare l’amuse-bouche come un’introduzione ai sapori e ai gesti della casa.

Ti porto alle Bahamas– Ph. Credit Natale De Fino

Il viaggio prosegue con un antipasto evocativo: “Ti porto alle Bahamas”. L’ananas e il mango, dolci e succosi, si intrecciano con la freschezza della cipollina e l’acidità del pomodoro, creando un’insalata vivace e colorata. La cernia, dopo una salagione lenta di 12 ore, viene marinata con cavolo cappuccio viola, che le conferisce un sorprendente colore ametista e una leggera nota fermentata. A completare il piatto, una salsa di gazpacho di mare. Il risultato è un antipasto fresco e aromatico.

Olfattorio

Il primo piatto “Olfattorio” è un’immersione sensoriale a tutto tondo: tagliolini all’uovo, serviti con crudo di scampi, tartufo e mandarino. Il nome stesso sottolinea il ruolo centrale del profumo, che precede e avvolge l’assaggio: l’aroma del tartufo, le note agrumate del mandarino, la delicatezza marina dello scampo creano un gioco olfattivo avvolgente, sensuale e persistente, che trova pieno equilibrio al palato.

Tavola Calda

Tavola Calda” non è solo un nome evocativo: è una dichiarazione d’intenti. Richiama le rosticcerie siciliane, autentici templi del cibo quotidiano, dove sfoglie, arancini, iris e altri capolavori popolari raccontano da sempre una Sicilia generosa e profondamente legata al territorio.

In questo piatto, quella tradizione viene riletta con eleganza e tecnica, senza mai perdere il suo spirito originario. La girella di pasta fresca – che richiama visivamente le forme avvolgenti della rosticceria classica – è farcita con cipolla rossa di Tropea e stracotto di manzo, omaggio alla cucina lenta, profonda, confortevole delle nonne. A esaltare e nobilitare il tutto, una fonduta di Vastedda del Belìce e zafferano. Il piatto è completato da un fondo di carne che aggiunge profondità e struttura.

Mai-Thai– Ph. Credit Natale De Fino

Con “Mai-Thai” la cucina si fa viaggio, tra suggestioni orientali e comfort occidentale. Le beef ribs, costine di manzo cotte lentamente per 48 ore a bassa temperatura, raggiungono una consistenza fondente e vengono poi glassate con il fondo della carne, arricchite da una salsa di ostriche e salsa thai che donano profondità, umami e un tocco persistente. Una crema di patate accompagna con morbidezza mentre la carota e il cavolo cappuccio regalano freschezza e croccantezza, chiudendo il piatto con un contrasto ben calibrato.

Idda

Dopo un fresco predessert – una panna cotta al limone, con gelée all’arancia e crumble croccante agli agrumi – il percorso si conclude con un dessert che vuole essere un omaggio al territorio e alle sue radici ancestrali: “Idda”, nome con cui in Sicilia si indica l’Etna, “la madre” per eccellenza, simbolo di generazione e potenza.

Una mousse al cioccolato e arachidi, con crumble di cous cous al cacao che simula la sabbia lavica, gelato al caramello e noci pecan. A completare il piatto, una salsa all’amarena calda versata al momento sul dolce, pronta ad evocare la colata lavica del vulcano. Il risultato è una stratificazione gustativa intensa, dolce ma non stucchevole, con una texture avvolgente e contrasti ben gestiti tra caldo/freddo, morbido/croccante, amaro/dolce.

Piccola pasticceria

A chiudere il percorso, quasi come un sigillo che riporta al principio, arriva la piccola pasticceria: biscotti al sesamo, gelatina all’arancia, tartufo al cioccolato e bignè farcito con crema all’alloro. Un dolce quest’ultimo dove ritorna, con coerenza, l’ingrediente simbolo che dà il nome al ristorante: l’alloro.

Alloro

Via Lancaster, 28 – Acireale CT

Tel. 348 651 0208

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