È con una frase che lo ha accompagnato per tutta la vita che si può leggere l’eredità di Carlo Petrini: “Chi semina utopia, raccoglie realtà”. Fondatore di Slow Food, della rete Terra Madre e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Petrini è morto nella tarda serata di giovedì 21 maggio 2026 nella sua abitazione di Bra (Cuneo), all’età di 76 anni.
Figura centrale del pensiero legato al cibo come fatto culturale, sociale e politico, Petrini ha costruito negli anni una rete internazionale che oggi coinvolge contadini, pescatori, cuochi e scienziati in oltre 160 Paesi. Dal 1986, con la nascita di Arcigola poi diventata Slow Food nel 1989, fino ai grandi progetti internazionali, ha trasformato un’idea locale in un movimento globale.
Nel 2004 ha dato vita all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima al mondo dedicata al cibo come disciplina accademica, e alla rete Terra Madre, un sistema globale di comunità alimentari. Nel 2017 ha co-fondato le Comunità Laudato si’, ispirate all’enciclica di Papa Francesco, rafforzando ulteriormente la dimensione etica e ambientale del suo pensiero.

Tra le iniziative più significative anche il progetto degli “Orti in Africa”, avviato nel 2011, che ha sostenuto migliaia di orti scolastici e comunitari, coinvolgendo oltre mezzo milione di persone e contribuendo all’accesso a cibo sano e alla tutela della biodiversità locale.
Accanto all’attivismo globale, centrale è stata la sua attenzione all’educazione. Petrini ha lavorato per aprire l’Università di Pollenzo agli studenti africani e internazionali attraverso borse di studio e programmi formativi. Nel corso degli anni, giovani provenienti da tutta Italia, da Paesi europei come Svizzera e Germania, fino a Giappone e Messico, hanno potuto formarsi a Pollenzo e tornare poi nei propri Paesi come protagonisti di una nuova cultura alimentare.
Il saluto a Pollenzo
Migliaia di persone hanno raggiunto Pollenzo (Bra) per l’ultimo saluto a Petrini: soci e dirigenti di Slow Food, studenti e alumni dell’Università, attivisti, rappresentanti istituzionali, imprenditori, giornalisti e protagonisti della cultura, arrivati da tutto il mondo. La cerimonia è stata vissuta come una celebrazione collettiva più che come un funerale, nel segno di un’eredità che continua a generare comunità e visione. Parallelamente, in molti Paesi e in Italia, i Mercati della Terra e le realtà legate a Slow Food hanno organizzato momenti di raccoglimento e iniziative commemorative.
Il rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Nicola Perullo, ha ricordato la capacità di Petrini di parlare a tutti, dal contadino al Papa, sottolineando la combinazione di carisma e generosità che ne ha caratterizzato il percorso umano e intellettuale. Il presidente di Slow Food, Edward Mukiibi, ha richiamato il legame profondo con l’Africa e il valore umano del suo lavoro, parlando di semi di empatia, umiltà e intelligenza del cuore.

Le studentesse Camilla Calabrese e Lucia Hendel hanno sottolineato l’impegno a portare avanti una visione di cibo “buono, pulito e giusto” per tutti, ricordando l’invito di Petrini a trasformare l’utopia in azione concreta e gioiosa. Don Luigi Ciotti ha insistito sulla dimensione etica del suo pensiero, sul dovere di non tacere di fronte alle ingiustizie e sulla responsabilità civile come forma di impegno quotidiano. Tra i ricordi anche quelli dell’amico Vincenzo Ercolino, del vescovo Domenico Pompili e dell’attrice Lella Costa, che hanno restituito un’immagine comune: quella di un uomo capace di cercare l’umanità prima di ogni teoria, libero, accogliente e mai giudicante.
L’eredità di Carlo Petrini continua oggi attraverso le reti di Slow Food, Terra Madre, le Comunità del cibo e i progetti educativi e agricoli attivi in tutto il mondo. Il suo ultimo messaggio, “andate avanti, state uniti”, resta il filo che unisce le comunità che lo hanno seguito e che oggi ne raccolgono il testimone.




























