Dall’Alta Langa alla Franciacorta, dall’Oltrepò Pavese alle montagne del Trentino, dalle colline del Chianti ai Castelli di Jesi passando per il Sinis fino alla Daunia, al Vesuvio e agli areali dell’Etna, l’Italia offre produzioni d’eccellenza nel mondo delle bollicine. Ed i nostalgici delle bollicine a fine pasto, si perdono ancora oggi la varietà di abbinamenti a tavola che gli spumanti metodo classico possono regalare anche nei brunch o cene di fine anno.
Complessi e ricchi di sfumature gli spumanti selezionati, da uve bianche o a bacca nera, da vitigni autoctoni o internazionali, vinificati in bianco o rosè, rappresentano alcune tra le migliori scelte per regalarsi le etichette giuste per accompagnare la tavola delle festività.
L’offerta di spumanti italiani da metodo classico è sempre più ampia e per il consumatore non è sempre agevole orientarsi tra suadenti etichette di bollicine dorate o rosé, ne abbiamo selezionato 11 per i nostri lettori, in ordine territoriale.

Marcalberto – “SR” (Sboccatura Recente) Extra Brut 2014
Realizzare un ottimo spumante in terra di vini rossi…un sogno concretizzatosi grazie a Caterina Rivella, nonna di Marco e Alberto che affida a Marina e Piero Cane ed ai nipoti un suo spazio da adibire a cantina nel comune di Barbaresco a Montestefano (celebre cru di Barbaresco). L’azienda dell’Alta Langa ha avuto da subito un’ispirazione filo-francese che è culminata con l’acquisto della pressa “Marmonnier” Coquard ed un utilizzo equilibrato dei legni, le vinificazioni a basso contenuto di anidride solforosa e spumantizzazioni “vecchio stampo”.
Dal 2003 il trasferimento nell’attuale sede di Santo Stefano Belbo proprio accanto al museo dedicato a Cesare Pavese, nella magica atmosfera delle cantine sotterranee di metà 800, per finalizzare il sogno di Piero Cane. Da terreni marnoso calcarei questo metodo classico da pinot nero e chardonnay, riedizione del millesimato, replicata solo nelle migliori annate. Vendemmia 2014, che riposa 9 anni sur lies con il tempo a sublimare la sua essenza ed un ulteriore anno post sboccatura 2023. È esplosivo, luminoso, ampio e tenace, dai netti profumi idrocarburici – pietra focaia, cenere di camino – miscelati a quelli più fruttati di ribes bianco, ananas, a ricordarti certi riesling della Mosella. Emergono poi note di torrefazione e polvere di caffè. Precisione stilistica da appalusi anche al palato, ampio, scalpitante, succoso, ancora di ananas, che sfuma su un’albicocca fresca. Trama salina per un finale lunghissimo che sfuma su vibranti sensazioni di agrumi e caffè.

Castello Bonomi – “Cru Perdù” Brut Millesimato 2016
La tenuta prende il nome dal Castello Bonomi, unico Chateau della Franciacorta, progettato a fine Ottocento dall’architetto Antonio Tagliaferri, a Coccaglio circondato dal magnifico anfiteatro naturale del Monte Orfano. Oggi la proprietà è in affitto alla famiglia Paladin. Qui repentine variazioni climatiche e pedologiche creano in pochi ettari un mosaico di microzone, come le vigne recuperate di Cru Perdù. Vino che sviluppa sensazioni fumè, indice della dimensione evolutiva che fa parte del progetto di questo spumante. Il calice del Cru Perdù 2016 è da chardonnay 70% e pinot nero 30%. Una grande annata con vini complessi e persistenti di grande qualità. Degustiamo una bolla dalla spuma ricca e cremosa, dai profumi fruttati e floreali, che si aprono lentamente su toni di melone, frutta esotica e pane tostato. Sorso citrico elegante e complesso che gioca con le note fumè e di sapidità su un finale piacevolmente ammandorlato.

Conte Vistarino – “1865” Pinot Nero Extra Brut 2017
Augusto Giorgi di Vistarino nel 1850, importò dalla Francia le prime barbatelle dell’enfant terible di Borgogna in Lombardia facendo la storia del Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese. Nel 1865 il Conte Vistarino con Carlo Gancia decidono pioneristicamente di realizzare il primo spumante secco con il metodo studiato in Champagne, utilizzando proprio il Pinot Nero di Rocca de’ Giorgi.
Oggi è Ottavia Giorgi di Vistarino, che dopo aver rinnovato tecnologie e propositi aziendali diventa protagonista della viticultura di queste terre, conducendo anche un’ospitalità di alto livello offerta nella storica Villa Fornace, che dal 1700 costituisce l’anima delle attività della famiglia Vistarino.
Dal 1700 Villa Fornace costituisce esempio architettonico unico nel territorio, grazie all’autenticità dei suoi interni ed al magnifico parco disegnato dall’architetto del Re d’Italia Unberto I, Achille Majnoni. A Rocca de’ Giorgi tra i 250 e i 300 metri sul livello del mare il Pinot Nero, si avvale di suoli calcarei e argillosi con sabbia e limo, per un metodo classico che matura per almeno 60 mesi sui lieviti, di grande eleganza.
Dopo 5 anni di maturazione sui lieviti, “1865” affina almeno 6 mesi in bottiglia, regalando al calice sentori di fiori bianchi di gelsomino, ed ancora mela golden, pesca e fragola matura. Note di agrume pasta di pane, zenzero e cenni iodati animano un sorso avvolgente ed al contempo scorrevole e fragrante, giocato su un finale persistente.

Moser – “51,151” Brut Trento Doc
Nel cuore pulsante del Trentino, la tenuta di Villa Warth non è solo una cantina, ma custode di una filosofia fatta di rigore e appartenenza. Qui, la famiglia Moser coltiva radici profonde che affondano nella cultura rurale della Valle di Cembra, dove la semplicità delle tradizioni contadine incontra una visione enologica moderna e raffinata. Dal 1984, anno della prima cuvée, il Metodo Classico rappresenta per l’azienda la massima espressione del fare vino, un processo curato interamente tra le mura di Maso Warth. Il nome di questa iconica cuvèe Brut “51,151” è un omaggio al leggendario Record dell’Ora stabilito da Francesco Moser a Città del Messico nel 1984.
Ottenuto esclusivamente da uve Chardonnay, questo Blanc de Blancs è il ritratto della verticalità montana. Nel calice brilla per un perlage d’eccezione, finissimo e di straordinaria persistenza. L’esordio all’olfatto è una vibrante esplosione di freschezza, dove la mela verde e i fiori bianchi dialogano con le note fragranti della crosta di pane. In bocca rivela un carattere teso ed elegante; la sapidità agrumata accompagna il sorso verso una chiusura di esemplare pulizia, invitando continuamente all’assaggio.

Castello di Meleto – Brut Rosè 2019
Tra le colline di Gaiole in Chianti, si erge il maestoso Castello di Meleto, una tenuta che porta avanti una tradizione millenaria, fondata nel lontano 1256. Vendemmia manuale per il 70% delle uve, a riflettere l’impegno della cantina nel produrre vini di alta qualità. Il processo di vinificazione avviene esclusivamente con uve di proprietà, garantendo il controllo totale sulla qualità dall’origine alla bottiglia.
Punto di riferimento nel panorama enologico italiano, custode delle sue terre e dei suoi vigneti, che si estendono su centosessanta ettari. Sono almeno 3 gli anni di sosta sui lieviti per questo metodo classico da Sangiovese 100%. Al calice si presenta di un rosa-arancio vivace. Al naso emana fragranze di pomelo, mandarino, melone, mughetto, gelée di lampone e una lieve balsamicità. Vigoroso nella freschezza, che al centro bocca si apre in un assaggio coerente ed una chiusura saporita al sorbetto di mango.

Tenuta di Tavignano “Dosaggio Zero” Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc
Un metodo classico di Verdicchio al 100% dal Vigneto Archetti di 1 ettaro, piantato nel 1992. Primo vigneto aziendale con sistema di potatura guyot, che porta alla formazione di piccoli archi dati dai tralci della vite, elemento da cui prende il nome il vigneto. Vigne in leggero pendio con esposizione a est e uve che vengono raccolte e selezionate a mano, in cassetta, per garantire solo i grappoli migliori. Il vino base fermenta in vasche d’acciaio a temperatura controllata e successivamente affina sempre in acciaio.
Vendemmia 2019 per uno spumante realizzato solo nelle annate in cui le condizioni climatiche lo consentono. Prodotto in solo 2.477 esemplari, con etichette numerate. Dopo 48 mesi sui lieviti e circa 18 mesi in bottiglia successivamente alla sboccatura, presenta in degustazione piacevoli sentori di crosta di pane, nocciole e sfumature di erbe aromatiche. Al palato è fragrante, agile e sapido, una vera perla con una bocca cremosa e persistente ed al contempo delicato, dal finale ammandorlato tipico del Verdicchio che nasce sulle colline marchigiane dei Castelli di Jesi, in un contesto particolarmente vocato.

Casa Setaro – “Pietrafumante” Caprettone 2022
Prodotto nella zona di Alto Tirone, nel Parco Nazionale del Vesuvio, proprio alle pendici di questo incredibile vulcano. Il “Pietrafumante” è uno Spumante millesimato ottenuto da uve Caprettone in purezza, vitigno autoctono dalle caratteristiche singolari coltivato esclusivamente in quest’area. Ad un’altitudine di circa 350 metri. Casa Setaro si trova a Trecase in provincia di Napoli, è una piccola realtà a conduzione familiare. Il Caprettone “Pietrafumante” viene prodotto con uve vendemmiate a mano in piccole cassette e selezionate in cantina per ricercare la massima qualità.
I grappoli scelti vengono sottoposti al processo di criomacerazione in silos ad una temperatura di circa 4 gradi per le uve, pressate per ottenere il mosto fiore, fatto fermentare per un periodo di 18/24 giorni in contenitori di acciaio inox a temperatura controllata. Rifermentazione in bottiglia sui propri lieviti per circa 30 mesi. Perlage fine e persistente, all’olfatto regala eleganti sentori di frutta a polpa bianca, di agrumi e di fiori bianchi, ginestra e note fragranti di pane. Sorso pieno e connotato da bella mineralità e freschezza, sorretta da una buona complessità e struttura.

D’Araprì – Riserva Nobile “RN” 2019
D’Araprì rappresenta l’eccellenza di una Puglia che ha saputo elevare il proprio patrimonio autoctono alle vette della spumantistica mondiale. Situata a San Severo, questa realtà è un tempio dedicato alla produzione di Metodo Classico. Non si tratta di una sfida recente, ma di una dedizione storica che ha saputo valorizzare in modo magistrale il Bombino Bianco, trasformando questo vitigno in un interprete d’elezione per finezza, struttura e longevità. La “Riserva Nobile” è l’espressione massima della filosofia aziendale, un vino che incarna l’incontro perfetto tra la forza del sole pugliese e il rigore della tecnica spumantistica. Attraverso la fermentazione in legno e un affinamento sui lieviti di almeno 36 mesi, che richiede pazienza e cura estrema, la cantina ottiene un prodotto che definisce nuovi standard di potenza ed eleganza. Il calice brilla di un oro profondo e solare, specchio di una maturità raggiunta con nobiltà.
Il naso è un bouquet complesso e stratificato: le note dolci del miele e la cremosità del burro fuso si intrecciano alla vaniglia e alla frutta secca tostata, creando un profilo aromatico avvolgente. La sapidità agrumata si intreccia a una trama minerale finissima, chiudendo in un finale di estrema pulizia e precisione. È una bollicina che non cerca la morbidezza, ma l‘eleganza della tensione. Al palato è un vino di grande respiro, dove la struttura imponente del Bombino Bianco trova un equilibrio perfetto con la finezza delle bollicine. L’assaggio è ampio, caratterizzato da una progressione che spazia dalla morbidezza a una scia sapida persistente. Un sorso profondo e di carattere, che lascia il palato pulito e avvolto in un finale di mandorla tostata e miele.

Cantina del Rimedio – “Aristanis” sboccatura tardiva Juighis
Fondata nel 1953, la Cantina della Vernaccia, oggi Cantina del Rimedio, rappresenta un punto di riferimento nella valorizzazione della Vernaccia di Oristano, uno dei vitigni più antichi e identitari di Sardegna ed al contempo tesa alla riscoperta di altri vitigni autoctoni come il Nieddera, senza trascurare Vermentino, Cannonau e Monica. Nel 2025 la Cantina del Rimedio, conquista il prestigioso “Gran Vinitaly” come Cantina dell’Anno.
Dall’unione sapiente di Vernaccia di Oristano 85% e Vermentino 15% nasce questo spumante. Aristanis giallo paglierino luminoso e caldo, mostrando con un perlage fine e persistente.Naso da piacevoli sentori iodati di salsedine e crosta di pane appena sfornata, fiori di mandorlo e di ginestra, ed ancora erbe aromatiche timo e mela renetta, su un finale di nocciola. lunga sosta sui lieviti, superiore ai 30 mesi. Al palato è morbido e deciso, avvolgente e pesistente.
L’ingresso in bocca è caratterizzato da delicatezza, freschezza e cremosità molto piacevoli. Sul finale si scopre Juighissa che conferisce una nota inconfondibile e una sapidità esaltante. Sorso fresco e sapido, dagli aromi fini e persistenti di grande piacevolezza per questa bollicina sarda di grande carattere, che unisce l’eleganza del metodo classico e della sboccatura tardiva alla tipicità del territorio del Sinis.

Cantine Patria – “Pàlici” Brut Rosé Etna Doc
Pàlici rappresenta l’anima vulcanica dell’Etna di Cantine Patria, la cui storia ha origine a Monreale nel 1950, quando la famiglia Di Miceli acquistò un feudo appartenuto al Duca Papè nella contrada Patrìa, ispirando il nome dell’azienda. Francesco Di Miceli tra i pionieri della moderna viticoltura sull’Etna, rileva nel 1992 la cantina Torrepalino attiva dal 1971, lungo l’antica strada consolare romana, oggi nota come la strada del vino dell’Etna, incastonata tra due significative formazioni vulcaniche: il monte Mojo, ormai spento, e l’Etna, il più alto vulcano attivo in Europa. Qui, la viticoltura eroica si confronta con le sciare laviche, producendo vini che sono pura espressione di un terroir unico al mondo. La cantina lavora con estremo rigore sul Nerello Mascalese, vitigno principe della “Muntagna”. Questo Rosé è un metodo classico che nasce dalle vigne situate sul versante Nord dell’Etna. La forza del vulcano viene domata da una pressatura soffice e un lungo affinamento sui lieviti. Il colore è un raffinato rosa buccia di cipolla con riflessi ramati. Al naso emergono piccoli frutti rossi, melograno e una firma minerale ferrosa inconfondibile. Al palato è avvolgente ma sostenuto da una spalla acida importante, con una chiusura sapida e leggermente ammandorlata che richiama la cenere vulcanica, per un vino di grande abbinamento gastronomico.

Al Cantàra – “Re Befè” Extra Brut Etna Doc
Fondata nel 2005 da Pucci Giuffrida, l’azienda vinicola Al-Cantàra sorge alle pendici dell’Etna con una missione precisa: trasformare l’eccellenza dei vini vulcanici in un’esperienza che intreccia arte, poesia e tradizione vinicola. Situata in una zona storicamente vocata, in c.da Sant’Anastasia di Randazzo sull’Etna Nord, la cantina ha saputo riqualificare una tenuta che portava i segni delle crisi del primo Novecento, sfruttando oggi la ricchezza del suolo vulcanico e un microclima unico per la crescita dei vitigni autoctoni, con grande attenzione alla sostenibilità. Ogni etichetta di Al-Cantàra è un tributo alla cultura siciliana, ospitando anche un piccolo Museo e rendendo il vino un veicolo di storie e visioni d’autore.
Il nome dello spumante, Re Befè, è un tuffo nei ricordi del produttore: un omaggio a nonna e zia che gli recitavano l’antica filastrocca siciliana “C’era ‘na vota un re, Befè…”. Anche il packaging rispecchia questa filosofia, presentandosi come un’opera d’arte firmata dall’artista catanese Annachiara Di Pietro. Si tratta di un Extra Brut ottenuto da uve Nerello Mascalese, la cura produttiva è rigorosa: il vino matura in bottiglia sui lieviti per 36/48 mesi, seguiti da ulteriori 6 mesi di affinamento dopo la sboccatura.
Dal manto paglierino luminoso, si apre al naso con un panorama fresco e profondo. Le note minerali di pietra lavica, cenere nera e incenso si fondono a richiami speziati e agrumati di cedro, kiwi e zest di arancia. Segue un bouquet floreale di ginestra e foglie di limone e un tocco finale di mandorle. Al palato l’eleganza è la parola chiave. La componente carbonica è cremosa e avvolgente, sostenuta da una freschezza vibrante. La chiusura è segnata da una piacevole sapidità persistente che rende il sorso lungo e appagante. Il risultato è una bollicina dalla struttura complessa e dalla vibrante personalità territoriale, anche per noi outstanding.


























