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10 Eccellenze di Franciacorta: il racconto a Sicilia in Bolle

Una Masterclass declinata sul fil rouge di un identità riconoscibile, ad omaggiare la storia e il grande potenziale di un territorio, nel quale ciascuno può ritrovare il suo Franciacorta.

10×10 Il Franciacorta a Sicilia in Bolle. Racconto e degustazione di un territorio con dieci etichette di eccellenza”, ha goduto di Interpreti illustri quali Paolo Tamagnini, relatore AIS e Commissario Ais Italia e Mario Falcetti consigliere delegato a ricerca e sviluppo del Consorzio di Tutela del Franciacorta. A fare gli onori di casa Luigi Salvo delegato AIS Palermo e responsabile degustatori Ais Sicilia e Gioele Micali delegato Ais Taormina e responsabile eventi Ais Sicilia, in un racconto di vigne e vinerons d’eccellenza.

La suggestiva location del Madison, affacciato sulla candida Scala dei Turchi ad incorniciare gli stili del Franciacorta degustati, veri tagli sartoriali proposti da produttori d’eccellenza. Una masterclass non dal taglio referenziale dicevamo, ma una sorta di chiacchierata tra amici, seppur in un parterre di esperti ed appassionati. A parlare i vini accolti nei calici a tulipano da 42 cl. di Franciacorta, uno dei must della pregiata realtà spumantistica.

10 realtà vinicole selezionate cercando di leggere il territorio, una storia tarata sulle variabili pedoclimatiche, dell’evoluzione e del dosaggio, condotta emozionandoci insieme. Ad impreziosire il percorso, due volumi offerti ai partecipanti dal Consorzio Franciacortino, insieme alla mappa del territorio, “Franciacorta, ieri oggi e domani” un vero atlante delle realtà vitivinicole e “Le origini del Franciacorta nel Rinascimento Italiano” un approfondimento storico avvincente.

I numeri della Franciacorta parlano da soli, oltre 120 produttori, per 20 milioni di bottiglie prodotte su 3000 ettari vitati in 19 Comuni a sud del Lago d’Iseo. Fondamentale il dato delle cantine aderenti al Consorzio, ben il 98% , a sottolineare quell’unione d’intenti alla base delle storie di successo e visione.

E tempo ne è trascorso da quei “vini mordacissimi” descritti nel Trattato del 1570 frutto degli studi del medico bresciano Girolamo Conforti, su quei vini che sviluppavano un effervescenza più o meno voluta. L’origine del nome, sta nelle Corti Franche riconosciute già nel XIII secolo esenti da gabelle, per la loro collocazione territoriale, e per la natura povera e ciottolosa dei fondi agricoli.

Il Consorzio, ha presentato quest’anno la prima Carta dei Vigneti e delle Zone della Franciacorta, affidando ad Alessandro Masnaghetti, giornalista e cartografo di fama internazionale, il minuzioso lavoro che ha consentito di delimitare 134 zone che ricadono nella denominazione (non ancora disciplinate ufficialmente) trovando un giusto equilibrio tra dettaglio ed estensione dei territori. Lo scopo di questa ricognizione è sì geografica ma anche storica, affondando le radici nel catasto napoleonico, che già dava dignità a queste terre di conquista.

Negli ultimi 30 anni la produzione di Franciacorta è passata da 3 a 20 mln di bottiglie, mentre a solo mezzo milione si è ridotta quella di vini bianchi e rossi. Grande successo, perchè è un territorio che, a differenza di altri, ha saputo fare delle scelte rigide, si è dato delle regole nelle quali tutti si identificano, basti pensare che negli anni ’90 uno dei più importanti produttori rinunciò a produrre charmat…per il bene comune.

E la zonazione sarà un ulteriore strumento di divulgazione e conoscenza, valorizzando i vini anche attraverso la valorizzazione della terra, sin dall’impianto del vigneto e fino alla formazione delle cuvée, create come in una grande ricetta, partendo da vini base con caratteristiche differenti a seconda della provenienza, ingredienti che, grazie alle originali sfumature, concorrono a creare un grande piatto.

Ma il racconto trova sua cuspide nel fatidico incontro tra il giovane enologo Franco Ziliani ed il nobile Guido Berlucchi. Leggendario l’epilogo di una cena celebratasi nelle sale di Palazzo Lana dove, prima di congedarsi, Ziliani ebbe a dire…”E se facessimo uno spumante alla maniera dei Francesi?”. La sfida fu raccolta da Berlucchi e nel 1961 furono sigillate le prime tremila bottiglie di Pinot di Franciacorta !

La Degustazione

Bellavista Alma non dosato Grande Cuvèe 2019

Da una delle aziende simbolo della Franciacorta, nata negli anni ’70 dalla passione di Vittorio Moretti. Il nome evoca lo stile di un etichetta frutto di 80 vini diversi e 9 di riserva, con 30 mesi di permanenza sui lieviti. Chardonnay in prevalenza con una percentuale di Pinot noir. Piacevolezza allo stato puro. Catene dalla grana sottile e persistente, fulgido alla vista. Naso verticale dalle suggestioni alpine, che si avverte non dosato, dona freschezza olfattiva di agrumi, fiori e sensazione di frutta fresca, percezioni di crosta di pane e lievito. Puntellato da note agrumate precise e puntuali, il sorso che ci aspettiamo in un’altalena del gusto fresco-sapido. Un vino complesso ma non ridondante, con ritorni agrumati, erbacei e vegetali, sapidi e piacevoli. Accattivante, mai eccessivo.

Cà del Bosco, Dosage Zerò Vintage Collection Millesimato 2019.

Altra azienda totem del Franciacorta. Correva il 12 marzo del 2000 quando Luigi Veronelli sul Corriere della Sera scriveva di Maurizio Zanella…”Ma sì è il tempo di dirlo a quel ragazzo, soprattutto a lui è dovuto il successo della Franciacorta. Ci buttò dentro la rabbiosa volontà del meglio, dell’esasperata selezione, del qualitativo estremo“. Una storia di visione, con sperimentazione in continua ricerca, che fa dell’azienda una sorta di spa del grappolo. Oggi rappresenta la perla della raffinatezza, con una grande storia imprenditoriale .  77% chardonnay, 17% di pinot nero e pinot bianco al 6%. Affinato sui lieviti per circa 48 mesi, ha grande eleganza alla vista, consistente la bollicina, dal perlàge suggestivo. Un colore più carico del precedente. Una battuta olfattiva che cambia registro, cesellata su note di frutta matura, fieno e pasticceria, crema al limone e zafferano. Al palato grande ed integrata piacevole avvolgenza . L’aspetto tattile dell’effervescenza si fa sentire in bocca, avvolgendo il palato. Non si perde nell’opulenza, ma ricerca il dettaglio. Bolla di fascino dove la presenza del pinot bianco va a rendere il vino complesso ed elegante.

Faccoli Dosaggio Zero Millesimato 2018

Da un territorio morenico sedimentario con pochi depositi fluviali. 11 ettari alle falde del Monte Orfano, metà bosco e meta vigneto dove Lorenzo Faccoli produce 54000 bottiglie. Siamo nella zona più precoce della Franciacorta, che mediamente anticipa di qualche giorno la vendemmia rispetto agli altri. Uve ricche meno influenzate dai venti, ne fanno quello che lo stesso Faccoli definisce un “vino dittatoriale”.

Riposa 1 anno in più sui lieviti del precedente. Al calice evidente la ricchezza del perlàge. Tratti distintivi olfattivi che percepiamo, regalano un naso caldo, pieno, che frequenta i toni del fruttato maturo, dell’esotico e una piacevole sfumatura casearia. Una valutazione sul territorio e sullo stile diversa. Al palato poi si allarga, pieno, coerente equilibrato, capace di coprire una serie di proposte gastronomiche. Questo vino che può spiazzare, unisce l’eleganza della tradizione alla purezza della natura circostante, esprimendo liberamente la sua evoluzione naturale, rivelando complessità, freschezza e una persistenza straordinaria.

Barone Pizzini Rosè Extra Brut 2019

Il primo rosato che degustiamo in masterclass siamo a Provaglio d’Iseo, azienda guidata da Silvano Brescianini presidente del Consorzio. Un’azienda Bio che produce 370 mila bottiglie per 60 ettari vitati.

Al calice uno splendido rosa tenue, per questo pinot nero 70% e chardonnay 30%, maturato sui lieviti in bottiglia per almeno 30 mesi, che lascia spazio all’idea di un vino leggiadro ma che dà soddisfazioni. Pienezza olfattiva da sensazioni erbacee ed agrumate, frutti a polpa gialla, data  dallo chardonnay, e punteggiata da piccoli frutti rossi, ciliegia e lampone, grazie al pinot nero. Sorso teso, verticale con bella nota sapida, a chiudere l’assaggio di bella mineralità. Anche la vista si appaga di una catena di bollicine pulsante, precisa e finissima. La filosofia produttiva della cantina ne fa un vino dall’assaggio di grande pulizia aromatica, sinuoso ed entusiasmante

Bosio Rosè Millesimato Girolamo Bosio 2015

Cesare e Laura Bosio gestiscono questa azienda, che come claim ha “la passione per la terra, il rispetto per l’ambiente e la voglia di innovare“. In effetti grande l’attenzione alle tecniche agronomiche, con un impianto a spalliera di 6300 piante per ettaro, ma con rese bassissime. Siamo appena ad un km. da Barone Pizzini, eppure la stilistica è diversa. Pinot nero in purezza di un rosa ramato elegante, brillante. Frutto di un’annata relativamente calda con vendemmie precoci. Naso vegetale emergente di frutti di bosco e agrumi, ma sul quale tornano gli aspetti caseari, di burro fuso, e sottile speziatura di vaniglia su un finale ammandorlato. Sorso pieno, dove l’acidità croccante chiude sulla sapidità. Una lettura contemporanea di Franciacorta.

Castello Bonomi Cru Perdù Brut Millesimato 2016

E’ il primo vino che sviluppa sensazioni fumè, indice della dimensione evolutiva che fa parte del progetto di questo vino. Mario Falcetti ci ricorda che l’azienda crede molto nell’Erbamat, vitigno quasi dimenticato in cascine marginali, negli anni ’90 riportato alla luce grazie a studi universitari, che fa dibattere sul suo contributo al Franciacorta. Le caratteristiche dell’ Erbamat sono in linea con l’esigenza del mercato moderno, alla luce del cambiamento climatico; vitigno da maturazione lenta che mantiene un’alta acidità. Il calice del Cru Perdù 2016 è invece da chardonnay 70% e pinot nero 30%. Una grande annata con vini complessi e persistenti di grande qualità.

Spuma ricca e cremosa, dai profumi fruttati e floreali, che si aprono lentamente su toni di melone, frutta esotica e pane tostato. Sorso citrico elegante e complesso che gioca con le note fumè e di sapidità, su finale ammandorlato. Oggi la proprietà è in affitto alla famiglia Paladin. Qui repentine variazioni climatiche e pedologiche creano in pochi ettari un mosaico di microzone, come le vigne recuperate di CruPerdu. La tenuta prende il nome dal Castello Bonomi, unico Chateau della Franciacorta, progettato a fine Ottocento dall’architetto Antonio Tagliaferri, a Coccaglio circondato dal magnifico anfiteatro naturale del Monte Orfano.

Mirabella Brut Riserva Dosaggio Zero DØM 2013

Motto della cantina…”Di sostenibilità ambientale non se ne parla, ma si fa!” In effetti dalla falda freatica che riesce a dare temperatura ed umidità alla cantina sotterranea, all’attenzione alle energie rinnovabili, Mirabella gode di numerosi primati in tal senso. Fondata nel 1979 dalla famiglia Schiavi, oggi conta su 45 ettari, parte in affitto. Il vino fa 85 mesi sui lieviti,  chardonnay al 55% , 30% pinot nero e 15%  pinot bianco. Una parte affina in vasche di cemento (una delle poche in Franciacorta ad utilizzarlo) e parte in barrique. Olfatto di note floreali, frutta mista ed erbette aromatiche, su un fondo rotondo di sentori mielati. Al sorso le note di cedro equilibrano quelle dolci di frutta esotica matura. Un profilo aromatico complesso, che evoca sentori di spezie esotiche e richiama l’essenza di montagna e al contempo brezze marine. Si rivela così molto equilibrato, materico, distendendosi all’assaggio pieno e saporoso. L’azienda crede molto nella valorizzazione del pinot bianco, che oggi non può superare il 50% nelle cuvèe. Le viti sono allevate a sylvoz , sistema antico che ombreggia i grappoli naturalmente.  

Berlucchi Riserva Palazzo Lana Extreme 2013

Abbiamo accennato al fortunato incontro tra il giovane enologo Franco Ziliani che insieme a Guido Berlucchi, riuscendo a coniugare il territorio unico alla personalità eclettica degli interpreti, ha avuto la visione e vinto la sfida. Oggi i figli di Franco, Cristina, Arturo e Paolo continuano con passione la sua opera. Pinot Nero in purezza, proveniente unicamente da due vigneti a Quindicipò in collina e Brolo, su cui si affaccia Palazzo Lana Berlucchi, il Palazzo Lana Extrême è un Franciacorta Riserva prodotto solo nelle annate migliori.

Mario Falcetti, ci regala una curiosità tecnica. Fino agli anni ‘90 la Franciacorta produceva 3 milioni di bottiglie, quanti ne produceva complessivamente Berlucchi. Non avendo massa critica in sede ma immaginando il proprio vino, Ziliani ebbe allora la visione di coniugare il pinot nero dell’Oltrepò Pavese e lo chardonnay del Trentino. Ma all’inizio degli anni 2000 quando la produzione in Franciacorta si espande, ha convertito la produzione, che oggi è totalmente Franciacorta.

Giallo brillante con sfumature di oro rosa e di un perlàge finissimo. Ci regala un naso elegante e cadenzato di frutta e leggermente fumè, dove  la polpa gialla matura, scorze d’agrumi candite e foglie di thè sono il preludio di un sorso di bella struttura. Sboccato nel maggio 23, promette ancora evoluzione.  Complesso il sorso, corposo sì, ma ben armonizzato da freschezza e sapidità, a disegnare la lunghissima persistenza.

Mosnel Riserva 2007 Pas Dosè Riedizione 2022

La residenza seicentesca viene ereditata nel 1836 dalla famiglia Barboglio, che dà il nome alla Contrada a Camignone. Emanuela Barzanò Barboglio è la fondatrice dell’odierna Mosnel, appellativo di origine celtica che vuol dire zona sassosa. 41 Ettari di proprietà e 220 mila bottiglie prodotte. Ma questa Riserva 2007 Pas Dosé Riedizione 2022, originariamente presentata nel 2014, è la più alta espressione dello stile Mosnel, dove memoria, cura e attesa sono gli elementi che danno vita ad un etichetta di grandissima eleganza e complessità. Grande il valore attribuito al lento trascorrere del tempo, dopo 14 anni di affinamento, il passato si fa presente e si esprime nel calice. Il Pinot Bianco viene vinificato in acciaio, mentre Chardonnay e Pinot Nero sono destinati a piccole botti di rovere francese.Il calice brillante di riverberi dorati, con un perlàge meravigliosamente fine e persistente. Al naso, nonostante gli anni sui lieviti, ci sorprende con un’eleganza di fiori di acacia e camomilla, note agrumate di cedro candito e bergamotto, ma tanto altro. Dal mango, papaya, all’albicocca in confettura. nuance di pasticceria, sentori di mandorla e nocciola. Un tocco di zenzero e curry a rivelare il trascorrere del tempo. Sfumatura di miele rinfrescate da foglie di tè e mentuccia, a cui fa da contrappunto una leggiadra nota iodata.

Al gusto è elegante, ricorda la pesca bianca, con una cremosità vellutata, note maltate e di pasticceria bilanciate da una freschezza tesa e slanciata. Materico e suadente, sapido, con una cremosità vellutata al palato. Di bella progressione, con piacevole sensazione ossidativa sostenuta da sensazioni saline, che lasciano un finale giocato su proporzioni di grande equilibrio e lunga persistenza.

Muratori Villa Crespia Millè Riserva Millesimato 2011

L’azienda muta il nome in Muratori per valorizzare la storia, la passione e l’identità di una famiglia che da oltre vent’anni si distingue in Franciacorta. Villa Crespia non scompare, ma rimane ad indicare il luogo fisico dove nasce il vino. In degustazione una riserva che nasce in edizione limitata a 2.000 bottiglie. Concepito con le stesse caratteristiche del Millè, salvo che nella seconda fermentazione ove la sosta sui lieviti è molto più lunga portata dai 30 ai 130 mesi. La cantina fa uscire in commercio questa eccellenza dopo ben 13 anni dalla vendemmia!

Campione di stile ed eleganza già dall’oro lucente che emana dal calice. Complesso e articolato l’olfatto, ricco di rimandi fruttati al tropicale, di frutti maturi come ananas, melone, susina e passion fruit, e poi brioche e cioccolato bianco, note tostate di caffè, ed un prezioso soffio agrumato di clementina e di spezie. Davvero aristocratico al palato, dimostra il grande potenziale di longevità con discrezione ed eleganza. Potente ma sottile, complesso ma fruibile, appaga il sorso con una lunga e persistente scia agrumata a chiudere l’assaggio di questo chardonnay in purezza.